Una censura a metà. E’ questa la decisione comunicata poco fa dal sindaco di Pagazzano Raffaele Moriggi, durante la conferenza stampa convocata in seguito allo scandalo sollevato dall’opera di Gaetano B. ospitata alla Biennale al Castello Visconteo e dedicata ai terroristi morti dell’Isis.

Steso un velo…

E’ proprio il caso di dirlo. Sulla questione è stato steso un velo, con tanto di scritta eloquente: “Censored”. Il Castello ha fatto un salto nel tempo e improvvisamente è ancora pieno Medioevo? Ognuno potrà giudicare liberamente. E con lo stesso spirito Moriggi ha comunicato la scelta di censurare l’opera, coprendola appunto con della stoffa, che però sarà possibile sollevare lasciando la libertà personale di poter vedere o meno l’opera “Pietas I e II”.

Il sindaco Raffaele Moriggi durante la conferenza stampa

Vista troppo tardi

“Se l’avessi saputo prima quell’opera non sarebbe nemmeno stata esposta – ha confermato Moriggi – la selezione delle opere, invece, è stata affidata non direttamente al Comune, ma all’associazione Eclettica. Io ho potuto vedere l’opera solo alle 12.30 prima di dover scappare per disputare una partita del cuore per sostenere la donazione“. Dopo l’inaugurazione che, tra l’altro, ha visto il taglio del nastro proprio tra i due obelischi, il sindaco ha riflettuto giungendo alla decisione di censurare entrambi i monumenti.

L’opera incompresa

La stele dedicata ai terroristi

L’opera – Pietas I e Pietas II – dell’autore vicentino Gaetano B. di certo sapeva di essere provocatoria. Forse non si aspettava addirittura di essere protagonista di una censura. Almeno non in una mostra il cui tema era niente di meno che il dialogo. L’autore aveva voluto affidare un messaggio forte ai suoi monumenti: il giudizio sui morti cambia in base alla prospettiva di chi li guarda. Vittime (quelle dell’attacco terroristico a Barcellona e Cambris) e carnefici (gli attentatori dell’Isis) si ritrovano uniti nella morte, pianti nello stesso modo ma da persone diverse. L’obiettivo quello di sensibilizzare a sviluppare un dialogo per mettere fine alle scie di sangue a cui ormai (e fa venire i brividi) siamo quasi abituati.

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Spazio alle sensibilità

Il sindaco Moriggi, dal canto suo, è stato chiaro. “E’ stata una mia scelta – ha confermato – non reputo adatta quest’opera e non ne condivido il messaggio”. Sua, quindi, la decisione di coprire entrambe le lapidi. “Le scritte in arabo in questo momento mi turbano”, ha detto. Insieme all’artista, però, è stato trovato un compromesso: chi vorrà potrà sollevare il velo e godersi l’opera interamente. A tutti i visitatori verrà consegnato un diario dove potranno annotare pensieri, sensazioni, reazioni e spunti che poi, al termine della mostra, saranno la base per intavolare un discorso sul dialogo con l’artista e critici d’arte.