Giovanni Bloisi racconta il suo viaggio in bicicletta da Varano Borghi a Gerusalemme per far conoscere la colonia di Selvino che osiptò 800 bambini ebrei rimasti orfani.

Giovanni Bloisi racconta la colonia di Selvino

Il ciclista della memoria ha raccontato la sua esperienza di fronte ai ragazzi delle medie di Calcio, Pumenengo e Cividate al Piano, sabato, nell’ambito della giornata della memoria. La colonia di Sciesopoli a Selvino è stata realizzata al tempo del fascismo come colonia soggiorno per l’educazione e la formazione dei figli della lupa, ragazzi che venivano addestrati per andare in guerra.

Ospitati 800 ebrei orfani

Dopo la caduta del fascismo, nel 1945  la brigata ebraica, di comune accordo con il comitato di liberazione, decide di condurre a Milano gli orfani ebrei che avevano perso genitori, casa e ogni cosa nei rastrellamenti. Fu la delegazione di Raffaele Cantoni, presidente della comunità ebraica  di Milano, e Moshe Zeiri, giovane ebreo soldato volontario nell’esercito britannico a condurre i bambini in questa colonia e darle nuova vita. Grazie all’aiuto di associazioni e della popolazione locale a questi orfani fu data una seconda vita.

Salviamo Sciesopoli

Giovanni Bloisi, 63 anni, lo scorso anno è andato a trovarli in Israele, percorrendo in bici 3500 chilometri. Questo non è il primo viaggio che compie. In sella alla sua bici ha girato i campi di concentramento e i luoghi della memoria di tutta Europa. L’idea di diffondere il messaggio «Salviamo Sciesopoli» nasce con lo studioso Marco Cavallarin: salvarne la memoria ma anche le mura. Il complesso è tuttora infatti, in preda al degrado.

Le tappe nei luoghi della memoria

«Il mio viaggio nasce dalla voglia di fare qualcosa per per far conoscere questa storia che nessuno conosce – ha spiegato ai ragazzi Bloisi – Così sono partito da Varese e mi sono diretto a Selvino. Da qui ho percorso l’appennino dove ci sono luoghi della memoria ormai dimenticati. Poi in Puglia verso Atene e in aereo per la Palestina».

A Gerusalemme

Al suo arrivo Bloisi ha trovato una settantina di uomini e donne, gli orfani di Selvino cresciuti, che lo hanno accolto e ringraziato. «Sono stato a casa dei figli di quelle persone – racconta Bloisi – e loro non sapevano nulla della storia dei loro genitori, non gli è mai stata raccontata. Mi hanno ringraziato per aver consegnato loro un pezzo di storia e tra di noi è nata una fratellanza».

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Di ritorno dall’orrore

Tra le mura della colonia, dopo anni di orrori, Bloisi racconta le difficoltà degli orfani. «I bambini accolti parlavano lingue diverse dell’est Europa: arabo, ucraino, lituano, tedesco, polacco – ha spiegato il ciclista – pensate che avevano paura delle lenzuola e dei piatti bianchi, perché non li avevano mai visti. Non erano più capaci di allacciarsi le scarpe perché avevano perso la manualità. Erano partiti tutti a piedi per arrivare fino a Milano, prima a Magenta alla cascina Bullona, poi Piazza Torre, infine Selvino».

La storia di Abraham

Tra quelle storie c’è la storia di Abraham, partito da Danzica a piedi all’età di 13 anni perché aveva saputo che a Milano c’era una colonia con tanti bambini ebrei. «Una volta arrivato a Milano scopre che non è lì il posto e si incammina verso Selvino – ha raccontato Bloisi – un camion che passava di lì gli ha chiesto se voleva un passaggio ma lui non si è fidato. Arrivato di fronte al grande cancello, al buio, l’ha scavalcato e poi è crollato a terra esausto. È stato trovato la mattina dopo. Qui ha incontrato una bambina che lo ha aiutato e che non lo lascerà mai più, diventando sua moglie».

La consegna dei braccialetti

Al termine dell’incontro la consegna dei braccialetti: «In ogni scuola che vado mi faccio consegnare un braccialetto della memoria dai ragazzi che solitamente ne indossano uno – ha spiegato Bloisi – alla fine andranno tutti al museo di Selvino». A consegnare il braccialetto a Calcio sono stati Giuliano e Rosa. Presenti anche le autorità: il sindaco di Calcio Elena Comendulli, la dirigente scolastica Ludovica Paloschi, l’onorevole Giuseppe Guerini e l’assessore Pierino Cagna.