Dopo il flash mob, i rappresentanti del gruppo hanno iniziato a raccogliere le firme e continueranno a farlo fino alle 18 sotto il motto di “No al bavaglio”.

Il flash mob

Questo pomeriggio, alle ore 16, una ventina di esponenti di “Per una sinistra rivoluzionaria” ha organizzato un flash mob di protesta contro il comportamento dell’Amministrazione comunale. Sotto accusa in particolare il sindaco Stefania Bonaldi, rea, secondo la lista di estrema sinistra, di ostacolare la raccolta firme per la composizione delle liste elettorali da presentare entro il 25 gennaio per le elezioni del 4 marzo.

Le ragioni della protesta

Il 12 dicembre scorso, infatti, “Per una sinistra rivoluzionaria” aveva fatto richiesta al Comune per poter allestire alcuni banchetti informativi destinati alla raccolta di firme per le liste di candidati alle prossime elezioni. La risposta del sindaco era arrivata tramite i giornali, con Bonaldi che aveva dichiarato che la richiesta sarebbe stata discussa solo domani, l’8 gennaio. Inferocito, il consigliere di minoranza di Sergnano Enrico Duranti, che sarà tra i candidati della lista, ha accusato la sindaca di tentare di ostacolare la democrazia togliendo spazio agli avversari politici (per leggere l’articolo con le dichiarazioni di Duranti e la sua ricostruzione dell’accaduto clicca qui).

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La raccolta firme “no al bavaglio”

Al termine del flash mob, durante il quale gli esponenti di Per una sinistra rivoluzionaria” hanno esposto le proprie ragioni imbavagliati, è iniziata la raccolta firme. Sono passati esattamente 27 giorni dopo la richiesta fatta all’Amministrazione di Crema per avere l’autorizzazione ai banchetti.
“L’autorizzazione è responsabilità della Giunta comunale – ha dichiarato il gruppo – ma la Giunta ha scelto di rimandare la decisione, impedendo di fatto che vari banchetti potessero tenersi. L’amministrazione PD, mentre il Sindaco è uscito sui giornali con improbabili scuse, ha scelto di ostacolare un diritto democratico. Evidentemente l’esistenza di una lista anticapitalista, in grado di parlare per le strade, di incontrare la gente e di costruire consenso sulla base di una proposta che rivendica il protagonismo dei lavoratori e dei giovani li infastidisce e li spaventa”.