“Non potete portami via da casa mia”. E’ il grido di aiuto di Antonio M. (nome di fantasia) che tra poco verrà prelevato dai Servizi sociali per lasciare la sua casa, a Crema, per trasferirsi in una comunità. Troppe ore ai videogiochi: questa la sua colpa. Inutile ogni tentativo di mediazione e nemmeno la lettera accorata inviata dal ragazzo al giudice.

Presidio del Comitato per i diritti umani

Alle 12 i Servizi sociali si dovrebbero presentare a casa del 14enne per prelevarlo e accompagnarlo in una comunità. Ad aspettarli, però, c’è anche un presidio pacifico del CCDU (Comitato dei cittadini per i diritti umani) che ha chiesto alle istituzioni di ascoltare la richiesta di Antonio che vuole solo restare con sua madre. Marianela Casis e Sandro Oneda hanno deciso di sostenere la famiglia in questa lotta.

“Non mi hanno mai aiutato”

E’ Antonio il primo a riconoscere il proprio errore e riconsegnata la play station alla madre si è rimesso in carreggiata, ma nemmeno questo ha convinto il giudice a tornare sui suoi passi. Ecco il racconto di Antonio.

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“Io avevo chiesto aiuto”

Anche la madre Emanuela Vigliotti ha deciso di lanciare un appello dopo che, proprio lei stessa, aveva chiesto aiuto ai Servizi sociali per aiutare il figlio a “smettere”.

In attesa dell’arrivo dei Servizi sociali

Antonio e la madre (insieme al suo attuale compagno) stanno attendendo l’arrivo dei Servizi sociali che, però, sta tardando. Se davvero non si riuscirà a trovare un accordo diverso Antonio dovrà lasciare la sua casa per una comunità a Cremona. Al momento la Tutela è in riunione per decidere come e se intervenire.