Prostituzione Boltiere, tre poeti cantano la protesta. Da qualche settimana in paese non si parla d’altro. Non che prima nessuno lo sapesse, ma la maxi operazione dei carabinieri ha scoperchiato un vaso di Pandora che ha suscitato lo sdegno generale.

Prostituzione Boltiere, tre poeti cantano la protesta

Ma fermarsi allo sdegno non serve a nulla. Così tre poeti boltieresi hanno composto un carme per denunciare le condizioni in cui tutto ciò avveniva e lo stato d’animo delle famiglie che vivono nei palazzi dove i carabinieri hanno scoperto un giro di prostituzione.

Le case dell’immoralità

Loro sono Gigi Medolago, conosciuto poeta boltierese e insegnante all’università della terza età, Jody Zuliani, edicolante della ormai conosciuta “Edicola Etica” di Boltiere e Martina Pentasuglia, autrice di “Fai sogni d’oro” e in pubblicazione del secondo libro. “Siamo tre poeti, ma prima di tutto siamo tre persone – hanno spiegato – che come tante si sono imbattute nell’orribile notizia che ha sconvolto Boltiere riguardo le case occupate dalla prostituzione, dall’illegalità ma soprattutto dall’immoralità”. Da qui l’idea della poesia “di protesta” che raccogliesse il sentimento di tanti cittadini.

Dialetto e ricercatezza per una nuova Nanà

“Ascoltando la voce dei condomini siamo partiti tentando di far capire cosa si prova a vivere accanto alle ragazze che subiscono lo sfruttamento – hanno spiegato – Jody ha creato il soggetto, una prostituta, prendendo a spunto una delle più famose meretrici della letteratura, cioè la Nanà creata da Emile Zola. Gigi Medolago segue le strofe dello Zuliani, quasi fosse una traduzione in bergamasco ma aggiungendo un tono quasi teatrale alla vicenda. Dopo le vicende nell’appartamento si passa a descrivere gli sfruttanti che in poco più di un anno hanno fatto vedere la loro nuova ricchezza al paese, sfilando con macchine di lusso ogni mese più belle, targandole con la loro cittadinanza. Si è poi passati a riflettere su quanto la nostra gente semplice debba lavorare per vivere un giorno da nababbi; quei giorni che con la criminalità è possibile vivere in questa Italia. Martina, nella conclusione finale ha riflettuto sullo scoramento e disagio che le famiglie boltieresi hanno dovuto subire; riflettendo anche sullo sfruttamento e sulla prostituzione”.

Nanà: nel cuor d’una dolce notte buona

J.Z. Ancor il campanello suona
ma chi sarà a quest’ora?
ancor cerca di lei gente nuova
nel cuor d’ una dolce notte buona.

G.M. Al sùna ol campanèl… amò tùrna
amò tùrna al sùna ol campanèl
… sa pöl sài chi che sarà a s’tura???
amó tùrna, gh’è zét nöa amò a stasìra!!!
forse forse, l’è zèt nöa che la sirca.

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J.Z. Ancor i condomini sentono passi e gemiti
e le madri con favella giustificano questo ai figli
quanta gente in una notte, quanti ospiti
quante nuove avventure la dolce Nanà avrà stasera?

G.M. I condomini i sènt per i scale ol tachetì di scarpe,
I sènt süspir e … scricà de lècc,
I màder i gl’à da d’intend ai s-cècc,
madòi, ma quata zét stassìra,
i sarà i parècc, i sarà amìs chi vé a troàla,
chissà la “Nanà” poarèta che defà che la gavrà!!!

J.Z. Dopo un anno scorazzan con carrozze lussuose
quei che ‘l Danubio e li Carpazi la lor città stringe a sé
e la lor bandiera or sfavilla su lunghe vetture
che cavalcan il paesello mio bello, oscure.

G.M. Dopo ün an, i gira machinü de lüsso,
guidade da michelàss de l’est ,
i targhe i è lé de èt, i gira per ol pais,
che mé per fürtüna, ède amò bèl.

J.Z. Ma quanti anni deve a fatica sgobbar
un operaio umile per arrivar così a siffatta gioia,
e passar e ripassar e tutto il dì sorseggiar
birra e caffé e fuor a controllar lo giro dai nostri bar?

G.M. Fó dù cöncc, come al farès ön’ operare
per rià a èsga chèl lüsso ché,
come i farà chès-ce se töt ol dé i è lè
sintàcc zó al taulì del bar, a spènd e spand e biv a brondós???

M.P. Credo esistano ancora
gli uomini che non cedono
all’immoralità

Almeno, mi piace crederlo.

Mi piace credere
che i bambini possano guardare, scoprire
il mondo che li circonda.

Mi piace pensare
che possano avere i valori,
quei valori così vani
per molti.

Mi piace sperare
sperare che prima o poi
l’uomo possa evolversi
ed eliminare questa superficialità.

Questa superficialità verso l’illegalità,
che corrode
si nutre della vita di innocenti
costretti a vedere cose che non vorrebbero.

Tutto questo corrode,
corrode perché una madre è costretta a chiudere
gli occhi
al proprio figlio.

Uccide perché mette in ginocchio un paese,
una comunità,
che per amor proprio spesso guarda ma non vede.

Ascolta ma non sente.

Mi piace ancora pensare che l’amore non si possa comprare.
Che la passione sia fra innamorati,
non fra soldi e droga.

Le mogli, in ansia per i loro mariti.

I bambini, ad occhi chiusi
scendono le scale.

E la comunità che tace.

Ed in silenzio, tutto ciò accade.