Santuario gremito come ogni anno per la Messa del miracolo, presieduta per la prima volta quest’anno dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini.

“La città della paura”

Nell’omelia, il presule ha parlato a lungo della “Città della presunzione”, quella degli arrivisti e degli affaristi senza scrupoli dove “si fanno gli affari sulla sanità”. Ma ha poi parlato a lungo anche della “Città della paura”. Uno spaccato chiaro e preciso della nostra era, nella quale i riferimenti al terrorismo, all’antipolitica e alle teorie dell’invasione non sono stati nemmeno troppo velati. Una Città dove gli abitanti “si chiudono in casa”, e a tavola “parlano di tutte le disgrazie che sono capitate e si lamentano di quello che gli altri avrebbero dovuto fare e non hanno fatto”. Una società in crisi in cui “i genitori insegnano i figli a non fidarsi di nessuno”. E “le sentinelle scrutano l’orizzonte e sospettano invasioni di nemici da ogni parte”. “Nella Città della paura tutte le feste sono inquinate da un senso di minaccia: “Potrebbe esserci un nemico e fare una strage”. E tutti i discorsi sul futuro sono “un elenco di buone ragioni per non mettere al mondo figli”. Un elenco di “problemi e di incertezze”. Così la Città della paura “invecchia e muore di tristezza”.

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Il Miracolo per la “Città della gratitudine”

Entrambe le città però, spiega Delpini, cadranno. La prima schiacciata dalla sua stessa presunzione. La seconda, spenta e chiusa in sé stessa, invecchiata e spaventata. Il Miracolo, anche quello di Treviglio, è il simbolo della salvezza e della nascita di una nuova città. “Treviglio, rievocando il miracolo che l’ha salvata, avverte la sua vocazione a diventare la Città della gratitudine”.

Ecco il saluto dell’Arcivescovo alla città

I saluti

Al termine della cerimonia in Santuario l’arcivescovo ha potuto salutare le autorità intervenute, quelle militari, quelle istituzionali ma anche rappresentanti di associazioni ed enti che operano sul territorio.