Undici anni di lavoro per realizzare un modello del Santuario della Beata Vergine del Fonte assolutamente perfetto. A pensarci sembra assurdo, quasi impossibile. Eppure, Mario Grasselli, 77 anni, ex modellista meccanico in pensione, ci è riuscito.

Undici anni nel garage-laboratorio

Nel suo garage in via San Francesco, trasformato in un laboratorio, ci ha trascorso gran parte degli ultimi undici anni. Per almeno sei ore al giorno si è chiuso all’interno per lavorare al gioiello, realizzato in scala uno a sessanta, che oggi è ormai pronto. Manca giusto qualche dettaglio e poi potrà essere esposta. La costruzione del modello è iniziata nel 2007 di ritorno da un viaggio in Inghilterra dove Mario era solito trovare i disegni che poi ispiravano la realizzazione dei modelli navali in legno. «Durante l’ultimo viaggio non sono riuscito a ottenere i disegni che mi interessavano – ha raccontato Grasselli – Così quando sono tornato ho pensato di realizzare la chiesa parrocchiale, ma mi era sembrata troppo semplice. Poi ho deciso per il Santuario».

Un lavoro certosino

«Ho trascorso i primi tre mesi a prendere tutte le misure, a scattare fotografie e realizzare bozzetti – ha spiegato – ho trascorso moltissimo tempo al Santuario perché volevo che il modello risultasse identico».
Chi lo guarda oggi no può che restarne affascinato. I dettagli sono curati nei minimi particolari. Tre i tipi di legno utilizzati per ricreare in modo naturale i colori del tempio mariano. L’orologio, le campane in ferro battuto, tutto è fatto rigorosamente a mano. Grazie a un pistone la parte superiore può essere sollevata e scoprire l’interno del Santuario. Guardare attraverso la porta d’ingresso dà l’illusione di trovarsi davvero lì.  I pavimenti sono realizzati nei minimi particolari, così come l’altare maggiore e gli altari laterali.

Numeri impressionanti

In tutta l’opera non c’è nemmeno una vite. Parliamo di 15mila pezzi assemblati tra loro, 22mila tegole e ancora, finestre e porte realizzate nel dettaglio. Persino le statue presenti all’interno e sulla cupola sono di una precisione straordinaria. E non c’è macchinario, se non una fresa, ad aiutare Mario che lavora il legno con le sua mani come fosse plastilina.
Mancano solo le panche…«Me lo dicono tutti – ha sorriso Mario – E rovinare la bellezza del pavimento?»

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Una mostra in primavera

E ora che il santuario finalmente è pronto, che fare?
«Vorrei che venisse esposto – ha detto – la mia gratificazione più grande e che in tanti possano vederlo. Sicuramente la prima mostra voglio che sia a Caravaggio, ma aspetterò la primavera».
Questa passione, coltivata fin da ragazzo, ha portato a Mario già molte soddisfazioni: premi e medaglie che riconoscono la sua bravura. Le ultime lo hanno visto secondo al campionato mondiale nel 2015 e secondo al campionato nazionale nel 2017.