Sviluppo armonico, come stimolare i bambini senza esagerare. Ce lo siamo chiesti un po’ tutti davanti ai progressi di nostro/a figlio/a: starò facendo bene? Lo stimolo abbastanza? Giochi interattivi, libri o intrattenimento fai da te? Ci aiutano a fare chiarezza l’educatrice Roberta Ciocca e la logopedista Miriam Ceruti.

Sviluppo armonico: quali gli stimoli per favorirlo?

Può succedere, specialmente se il figlio non frequenta il nido, che una mamma si domandi se stia avendo uno sviluppo “nella norma”, se abbia raggiunto le competenze adeguate alla sua età e se stia ricevendo in casa gli stimoli di cui ha bisogno per crescere. Si può affermare che le principali aree di sviluppo del bambino siano quella cognitiva, quella motoria, quella relazionale e quella linguistica.

Sviluppo cognitivo del bambino: il cestino dei tesori

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Un’ottima fonte di stimoli per il bambino fino più o meno all’anno di vita può essere rappresentata dal cestino dei tesori. Si tratta di un cesto di vimini, ideato dalla psicopedagogista britannica E. Goldschmied, contente oggetti di uso comune, non strutturati, non fatti di plastica, ma di materiali come il legno, il metallo, la spugna. Il cesto può contenere anche frutta e verdura di stagione. Attraverso i cinque sensi il bambino esplora e conosce il mondo “pescando” i diversi oggetti dal cestino, annusandoli, ascoltando per esempio il suono che produce un mazzo di chiavi quando viene scosso, rigirandoseli tra le mani, portandoli alla bocca, ricevendo in questo modo innumerevoli stimoli.

Il gioco euristico

Quando il bambino cresce, spiega la Goldschmied, gli stessi oggetti di uso comune e non strutturati, possono essere proposti nel gioco euristico: il bambino è libero di associare come meglio crede, esplorando, provando e riprovando, i materiali che l’adulto gli offre, trovando (qui il perché del termine euristico, che deriva dal verbo greco eureka=trovare/scoprire) di volta in volta associazioni sempre nuove. Questa attività favorisce lo sviluppo della motricità fine e il rafforzamento dello schema dentro-fuori, allenando anche la capacità di concentrazione.

Lo sviluppo motorio

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Il modo ideale per consentire al bambino l’esplorazione del proprio corpo e il raggiungimento della sicurezza necessaria per gattonare e poi alzarsi in piedi e camminare, è lasciarlo a terra, su di un tappeto o sul pavimento, libero di rotolare prima, allenare la posizione da seduto poi, e infine mettersi a quattro zampe. Avere a disposizione appoggi cui aggrapparsi per alzarsi in piedi ed esplorare la navigazione laterale, aiuta il bambino a raggiungere la posizione eretta, mantenersi in equilibrio in piedi e muovere piano piano i primi passi da solo. Questo è uno dei motivi, afferma il pediatra Leo Venturelli, per cui gli specialisti sono contro al girello, che molto spesso ostacola lo sviluppo psicomotorio del piccolo.

Lo sviluppo relazionale

Tenere il bambino tra le braccia, raccontargli una storia, leggere insieme un libro, coccolarlo e prendersi cura di lui, sono gli atteggiamenti che stanno alla base di una sana relazione tra familiari e bambino. Frequentare un gruppo di pari, stimola inoltre le sua capacità relazionali: stare con i coetanei significa infatti mettere in atto una serie di modalità relazionali diverse rispetto a quelle che il bambino utilizza con l’adulto.

Lo sviluppo linguistico

La dottoressa Miriam Ceruti, logopedista presso lo studio psico-pedagogico Methodos di Treviglio, che ha ideato con la collaborazione di più figure professionali, spiega che la fase linguistica è preceduta da una fase prelinguistica in cui il bambino si esprime a gesti. La fase linguistica inizia a partire dai 4 mesi, con i primi giochi vocali, passa attraverso la lallazione (intorno al settimo mese), che consiste nel ripetere sequenze sillabiche (dadada, dabada), arriva, intorno ai 12 mesi di vita, alla produzione delle prime parole, per proseguire con un sempre maggiore arricchimento di parole conosciute (tra i 18 e i 21 mesi). Tra i 24 e i 36 mesi il bambino inizia a formulare le prime frasi. La fonologia invece (i suoni all’interno delle parole) può evolvere ed essere acquisita anche fino ai quattro anni e mezzo.

A cosa prestare attenzione

Molto spesso i genitori si concentrano sul fatto che il bambino pronunci nella maniera corretta le singole parole, e trascurano l’aspetto della corretta formulazione e comprensione della frase. La comprensione del linguaggio è invece un aspetto fondamentale cui fare attenzione, perché sta alla base della corretta produzione del linguaggio. Oltre i 36 mesi di vita risulta più complicato correggere un bambino che non formula frasi nella maniera corretta. Ecco perché è importante prestare attenzione a questo aspetto.

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Difficoltà di linguaggio: ecco i campanelli d’allarme

Quali sono i campanelli d’allarme che segnalano una difficoltà nell’acquisizione del linguaggio? La dottoressa Ceruti ne elenca 13:

– Assenza di lallazione entro i 10 mesi
– Mancata associazione di gesti e parole intorno ai 12 mesi
– Non raggiunge le 50 parole tra i 18 e i 20 mesi
– Il bambino sembra non riconoscere gli oggetti familiari denominati
– Mancata esplosione del vocabolario intorno ai 20 mesi: il bambino impara nuove parole con un ritmo più lento
– Il bambino sembra non comprendere ordini semplici
– Assenza di combinatorie dopo i 24 mesi
– Suoni prodotti poco vari e utilizzo della stessa parola per denominare diversi oggetti dopo i 24 mesi
– Disinteresse per la comunicazione
– Assenza di gioco simbolico
Altri fattori da considerare:
– Famigliarità per disturbi di linguaggio
– Otiti frequenti o patologie a carico dell’orecchio e della gola (adenoidi o tonsille spesso infiammate o ingrossate).
– Lunghe ospedalizzazioni nei primi 3 anni di vita

Come e quando intervenire

L’età dei 36 mesi è quella oltre la quale è possibile diagnosticare il DSL (disturbo specifico di linguaggio), ma non tutti i bambini con qualche difficoltà nell’acquisizione del linguaggio presentano questo disturbo, potrebbero essere bimbi parlatori tardivi (Late Talkers).
Per questo motivo, la dottoressa Ceruti afferma che non è necessario attendere l’inizio della scuola materna per consultare un logopedista. Come abbiamo visto ci sono campanelli d’allarme che possono attivare un genitore molto prima. Anzi è più semplice che il bambino acquisisca più velocemente e quasi in maniera fisiologica il linguaggio se si interviene tempestivamente. È possibile eseguire una valutazione logopedica già prima dei 2 anni. Grazie a questa valutazione verranno date indicazioni specifiche ai genitori che saranno i principali autori del potenziamento del linguaggio dei loro figli con la supervisione dello specialista.

Come stimolare il linguaggio

È importante, afferma la logopedista Ceruti, tenere ben presente che non ci sono bambini pigri. I bambini sono molto interessati alla comunicazione che sia verbale o non verbale.
Ci sono alcune cose che ciascun genitore può fare per stimolare il proprio bambino e aiutarlo a sviluppare il linguaggio.
Già a partire dagli ultimi mesi di gravidanza è possibile predisporlo all’ascolto, stimolandolo con canzoni, musica e l’uso della prosodia.
Parlare faccia a faccia con il bambino, utilizzare espressioni semplici, cercare di cogliere il suo interesse, ripetere più volte le frasi, commentare in diretta quello che si sta facendo, nominare gli oggetti, dare spiegazioni, parlare lentamente facendo pause frequenti, porgere al bambino domande aperte e gratificarlo ogni qual volta pronunci parole o formuli frasi correttamente, sono piccoli accorgimenti che le figure di riferimento possono avere per favorirne il corretto sviluppo linguistico.

Il filo di Arianna

Una rubrica che si pone come obiettivo quello di fornire suggerimenti, confronti, riferimenti teorici e spunti che, come il filo donato nel mito a Teseo, possano essere d’aiuto a chi si trova ad attraversare il meraviglioso labirinto dell’educare. Oggi il primo appuntamento con la nostra educatrice Roberta Ciocca.

 

Roberta Ciocca

Roberta Ciocca, nata a Treviglio il 9 Febbraio 1986, diplomata presso il Liceo Classico dell’Istituto Salesiano Don Bosco di Treviglio, dottoressa in Scienze dell’Educazione presso l’Università degli Studi di Bergamo. Dal 2008 lavora come educatrice di Asilo Nido a Treviglio. Nel 2011 riceve diversi riconoscimenti letterari con un racconto ed un romanzo inediti.

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Miriam Ceruti

 

 

 

 

Miriam Ceruti, nata a treviglio il 15 Luglio 1986, diplomata presso il Liceo Classico dell’Istituto Salesiano Don Bosco di Treviglio, dottoressa in Logopedia presso l’università degli studi di Milano. Dal 2009 lavora come logopedista a Treviglio e nel 2012 ha creato con la collaborazione di un’equipe di specialisti lo Studio Psico-pedagogico Methodos, sito a Treviglio in via Crivelli n.32.