Da Treviglio a Roma contro il femminicidio. In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne la “Casa delle donne” di Treviglio è stata ospite a Montecitorio alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ecco la loro riflessione.

In provincia 472 donne hanno chiesto aiuto

In tema di femminicidio i numeri sono freddi, sono un vero e proprio bollettino di guerra, e noi della “Casa delle Donne”, non li amiamo. Sappiamo però che, senza dati un problema, un fenomeno non esiste, né tanto meno si cerca la sua soluzione. I dati sono una base fondamentale per capire, sono un’arma per agire e per combattere. Nella provincia di Bergamo, nei quattro Centri Antiviolenza, solo negli ultimo 12 mesi, si sono rivolte per chiedere aiuto 472 donne. I numeri della violenza sul territorio nazionale sono tanti, arrivano da fonti diverse e molti dati sono ancora sconosciuti perché non censiti, anche in regione Lombardia e nei nostri territori, succede la stessa cosa.
Tutti noi abbiamo il dovere di utilizzare i dati e lo dobbiamo fare senza piegarli alle nostre convinzioni ma, semplicemente utilizzarli per conoscere la realtà. Anche nel nostro territorio a Treviglio facendo così, potremo costruire una visione del fenomeno del maltrattamento delle donne della nostra città.

Un fenomeno sommerso e impunito

I dati però non sono tutto, proviamo a fare un esempio: le denunce sono denunce, ma il loro aumento non può essere utilizzato per capire l’andamento del fenomeno della violenza che è molto più ampio; avere servizi dedicati alle donne non significa poter dire che stiamo gestendo le situazioni di grande sofferenza delle nostre concittadine, ne tanto meno dire strumentalmente, ad esempio che gli stupratori sono immigrati, perché sappiamo che nel maltrattamento questi uomini sono nelle nostre case, sono i mariti, i compagni, sono professionisti importanti, sono a capo di molte imprese. Perciò bisogna stare attenti e non utilizzare i numeri a nostro piacimento, non piegarli alle nostre convinzioni e idee. I numeri, se letti con serietà dicono che il fenomeno è ampio, strutturale, difficile da sradicare, e in gran parte, sommerso e impunito.L’impunità dal nostro osservatorio è molto grave perché gli autori, i condannati sono puniti in una percentuale minima e questo è il motivo per cui si perpetua il reato, gli autori sanno già che saranno impuniti.

Femminicidio

Siamo con le ragazze americane

A questo proposito le donne della nostra Associazione vogliono esprimere la solidarietà più profonda alle due ragazze americane per la vergognosa situazione, di cui sono vittime, non solo perché hanno subito quello che hanno subito da due persone che dovevano sostenerle aiutarle ma, per ciò che in questi ultimi giorni stanno passando, a causa delle domande vergognose degli avvocati della difesa.
Il poco tatto, lo squallore degli interrogatori per altro pubblicati, sono un’offesa a tutte le donne e rappresentano a nostro avviso, una arretratezza culturale a cui stiamo assistendo.

Il 10% ha subito violenza prima dei 16 anni

Ritornando ai numeri se non strumentalizzati dicono che il fenomeno è trasversale alle classi sociali e ai territori, che accade nelle mura domestiche, sui posti di lavoro, che la violenza è una escalation che va interrotta prima che sia troppo tardi. Dicono che la violenza fa male ai bambini, assistere alla violenza sulla madre da parte del proprio padre, fa male perché, se maschi avranno una possibilità maggiore di diventare autori di maltrattamento e, se femmine una probabilità maggior dei diventare vittime. I numeri dicono che il 10% delle donne ha subito violenza sessuale prima dei sedici anni e i dati non cambiano tra le generazioni.

Oggi le donne reagiscono e combattono

Con molto piacere però dai dati nazionali possiamo dire che ad oggi, la violenza diminuisce nelle sue forme più lievi, che le ragazze, le più giovani, interrompono la relazione prima che la violenza diventi grave, inoltre è raddoppiata la consapevolezza delle donne. Aumentano le donne che parlano con qualcuno, che si rivolgono ai centri antiviolenza, alle strutture sanitarie alle forze dell’ordine ad avvocati, cercando aiuto. Possiamo con molta soddisfazione dire che sono tante le donne che reagiscono e, sono molte le donne che combattono per la loro libertà.
Cresce la libertà e l’autonomia delle donne, cresce la loro consapevolezza, questo processo si è ormai attivato e non è stato un caso.

Una “condanna sociale collettiva”

Non è stato un caso perché è accaduto grazie al lavoro fatto in questi questi anni, è frutto dell’impegno delle donne delle istituzioni, è il frutto delle femministe, vecchie o giovani che siano, è il frutto delle fatiche dei centri antiviolenza, delle operatrici dei servizi sanitari, delle donne dei mass media.
I buoni risultati nascono dal lavoro di tutte le donne che hanno contribuito a far crescere una “condanna sociale collettiva” in merito a questo fenomeno, scardinando l’idea di privatizzazione del fenomeno stesso. Non più dentro alle mura domestiche ma nei luoghi di vita.

La “Casa delle donne” va avanti

Concludiamo dicendo che noi della “Casa delle Donne”, noi cittadine e cittadini di Treviglio dobbiamo andare avanti, coscienti dei cambiamenti positivi ma anche, della lunga strada che dobbiamo ancora percorrere.
Secondo noi deve essere chiaro che la maggior forza che abbiamo, per superare questo fenomeno, non sono i progetti, non sono i finanziamenti e i servizi, ma sono le donne e la loro forza. La forza delle donne è l’unità, questo dobbiamo mettercelo in testa, l’unità anche al di là delle appartenenze politiche, delle appartenenze e rappresentanze sociali, siamo certe di ciò perché nel nostro paese per molte conquiste di democrazia, noi donne eravamo tutte unite.
La strada è lunga, insieme dare spallate contro i pregiudizi di genere, dobbiamo insieme operare con unione di intenti per raggiungere spazi di libertà.

Tanti uomini con noi

Quest’anno per la prima volta abbiamo sentito molti uomini vicini, uomini uniti e al nostro fianco, siamo contente di ciò. A questi uomini diciamo che saremo con loro, vicine come sempre abbiamo fatto, ma su questi temi chiediamo a tutti di seguirci, saremo contente di portavi al nostro fianco.
Siamo certe che questi uomini sono con noi, perché condividono il pensiero che non c’è democrazia senza libertà per le donne.