Sgarbi show questo pomeriggio a Cavernago per l’inaugurazione della mostra di Rosa Spina. In dieci minuti, il critico ha polemizzato duramente contro lo Stato “distruttore”,  il M5S e “gli ignoranti al potere”.

I grillini? Spero muoiano tutti

Dopo cinquanta minuti di attesa, il critica d’arte è arrivato al castello di Cavernago per inaugurare la mostra di arte contemporanea di Rosa Spina.  Chi aspettava il “solito” Sgarbi istrionico e provocatore non è rimasto deluso.  “Ora va di moda che l’ignoranza debba essere al potere – ha detto  – e se questo è il futuro che ci aspetta, noi lo stiamo già percorrendo. Ringrazio i sindaci qui presenti che siano di destra, sinistra, centro… ma non del Movimento cinque stelle. Questi spero muoiano tutti”.

Arte contemporanea è espressione di malattia

“Ho fatto di tutto per non venire oggi … – ha detto Sgarbi – e pensavo, a cosa gliene fregherà mai alla gente di vedere opere di arte contemporanea, che per me è espressione di malattia grave. C’è un sindaco che ti aspetta con la fascia tricolore. Una fascia tricolore che la riforma degli anni Novanta ha indicato di indossare come Miss Italia”.

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Lo Stato distrugge i beni

“Sono contento che questo castello sia di proprietà di di un privato e non dello Stato – ha detto – perché altrimenti avrebbe una struttura di vetro per collegare le due parti fatta da un architetto comunista, che sono delle teste di c…. “. Quindi è un piacere vedere qui questa sensibilità e armonia, perché il bene è stato conservato nella sua inutilità e non adibito a uffici”. Sgarbi ha quindi elogiato la sinergia tra il Comune e il proprietario del castello, il principe Gonzaga.

L’arte di Rosa Spina

Il critico d’arte è quindi passato a parlare dell’artista Rosa Spina e della sua arte. “Queste sono opere che esprimono un dialogo tra passato e presente – ha detto Sgarbi – il tessere e cucire richiamano alle attività manuali e artigianali. Ma nell’arte di Rosa Spina sono ripensate in una dimensione estetica all’interno dell’iconografia della moda. Gusto e sensibilità si intrecciano e fondono con le decorazioni del castello in cui le opere sono inserite”.

Nel video una parte del lungo intervento del critico