Arrestato l’ex direttore  del carcere di Bergamo Antonino Porcino: le accuse sono peculato e tentata truffa ai danni dello Stato. Coinvolti anche due imprenditori di Urgnano. Pesanti le accuse che vanno dalla corruzione, alla turbata libertà degli incanti, al peculato, al falso ideologico, alla tentata truffa ai danni dello Stato. In manette anche i vertici della Polizia penitenziaria.

Arrestato l’ex direttore del carcere

I militari dei Comandi Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza di Bergamo hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare. L’ordinanza è stata emessa dal Gip del Tribunale di Bergamo  Lucia Graziosi, nei confronti dell’ex direttore del Carcere di Bergamo e di altri cinque indagati. Si tratta del Comandante e di un Commissario della Polizia Penitenziaria di Bergamo, quest’ultimo distaccato al carcere di Monza. Indagati anche il dirigente sanitario del carcere del capoluogo orobico e due imprenditori, Mario e Veronica Metalli, titolari della Alfa Express di Urgnano, tutti finiti agli arresti domiciliari.

Tutto parte da un “favore” a un arrestato di Vibo Valentia

Il provvedimento scaturisce da una complessa e articolata attività investigativa, coordinata dai Sostituti Procuratori della Repubblica di Bergamo, Dottoressa Maria Cristina Rota e Dottor Emanuele Marchisio, condotta dai Carabinieri della Compagnia di Clusone con la collaborazione di personale della Sezione di Polizia Giudiziaria della Guardia di Finanza di Bergamo. Le indagini nascono per far luce sul trattamento carcerario  di favore garantito a  un imprenditore arrestato, nell’aprile 2017, dalla Guardia di Finanza di Vibo Valentia, nell’ambito di indagini collegate alla realizzazione dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. L’arrestato, ristretto nella circostanza presso il carcere di Bergamo, aveva di fatto evitato il regime carcerario ordinario, fruendo di un lungo ricovero presso l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, grazie a certificazioni mediche attestanti un grave shock emotivo che non risulta che il detenuto avesse effettivamente subito.

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Corruzione per le forniture del carcere

Le indagini, oltre a far emergere il presunto coinvolgimento nella vicenda, tra gli altri, dell’attuale Comandante della Polizia Penitenziaria di Bergamo, hanno consentito di fare luce anche su numerose altre condotte illecite:

  • false attestazioni sanitarie per far ottenere benefici economici (pagamento licenza non fruita all’atto del pensionamento, trattamenti privilegiati di quiescenza, riposo medico per patologie inesistenti e concordate) all’ex direttore del Carcere, da pochi giorni in pensione.
  • ulteriori false attestazioni relative a vicende che hanno interessato alcuni detenuti;
  • corruzione connessa alla stipula di contratto di fornitura, in esclusiva, di distributori automatici di alimenti, bevande e tabacchi all’interno della casa circondariale di Monza;
  • Utilizzo di personale in servizio della Polizia Penitenziaria e di materiali vari per lavori di ristrutturazione dell’appartamento privato dell’ex Direttore del Carcere. Materiali di proprietà dell’Amministrazione e in deposito nella casa circondariale;
  • Utilizzo di personale della Polizia Penitenziaria in servizio, di veicoli dell’Amministrazione nonché di materiale del Carcere di Bergamo, per esigenze private dell’ex Direttore e di altri funzionari di Polizia Penitenziaria;
  • Assunzione clientelare di personale presso la casa circondariale di Bergamo.

Ventisette indagati, sei arresti

Sono 27 le persone complessivamente coinvolte nelle indagini, che oggi hanno avuto un’importante svolta. Sei provvedimenti di arresto nei confronti dei principali indagati e numerose perquisizioni nelle carceri di Bergamo e Monza, nelle case e negli uffici degli indagati. Perquisizioni messe in atto dai Carabinieri e dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bergamo, in collaborazione con personale del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

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