Il misterEmiliano Mondonico ha giocato la sua ultima partita. Al suo fianco la famiglia, ma anche molti amici che lo sostenevano in questa sfida per la vita. Tra loro il compagno di tante battaglie contro un altro mostro, quello dell’alcolismo, il dottor Giorgio Cerizza, con il quale il mister collaborava da una dozzina d’anni all’ospedale Santa Marta di Rivolta

Emiliano Mondonico non solo nel calcio

La scomparsa di Mondonico è stata un colpo al cuore per il dottor Cerizza dell’istituto alcologia del nosocomio rivoltano. Era legato a lui da una profonda amicizia, costruita in tanti anni di lavoro insieme per strappare tanti uomini e donne dal baratro delle dipendenze. Tutti conoscono i successi di Mondonico come calciatore e come allenatore di calcio a livello nazionale: una carriera strepitosa che ha inorgoglito i rivoltani. Ma forse la comunità gli è ancora più grata per quello che faceva per il paese, per chi aveva trovato nello sport un aiuto per riconquistare la sua vita. Era stato lui a bussare alla porta dello studio del medico, per mettersi a disposizione.

L’incontro con il dottor Cerizza

«”Senta dutùr, so quello che fa per i pazienti e volevo sapere se posso essere utile e fare qualcosa anch’io”, così mi aveva detto la prima volta che l’ho incontrato – ha spiegato Cerizza – E figurarsi se io non ha accettato la sua collaborazione. Con lui abbiamo costruito squadre e fatto tante iniziative. Non mancava mai e i suoi allenamenti erano fondamentali. La sofferenza in questi frangenti toglie il fiato ma noi andremo avanti, come ci ha insegnato lui».

Un messaggio per tutti: mai arrendersi

«Diceva sempre ai ragazzi che non bisogna mai sentirsi sconfitti anche quando si perde qualche partita – ha continuato il medico – Vorrei scrivere su tutti i muri un “grazie” per quello che ci ha dato: l’esempio di un uomo che con umiltà mette a disposizione degli altri le sue capacità, e ne aveva tante, insegna tantissimo. “La sconfitta non è una fine ma il punto di partenza per capire i propri errori e vincere il campionato”, era questo il messaggio che trasmetteva ai ragazzi. Continuare a giocare, questo insegnava e credo che tante persone che ce l’hanno fatta ad uscire dal tunnel lo debbano anche a lui. Mercoledì non è riuscito a venire, ha mandato i suoi collaboratori, era molto dispiaciuto. L’ultima volta che l’ho visto è stata lunedì, ha salutato tutti spingendoci a combattere sempre, come ha fatto lui, in campo e nella vita. E’ stato un bell’esempio di umanità».

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Le iniziative all’oratorio

I ragazzi per gli allenamenti si recavano in oratorio, dove Mondonico organizzava tante iniziative.
«Era nel circuito Csi e lavorava anche a Lodi – ha raccontato Flavio Colombi, il papà dell’atleta diversamente abile plurimedagliata Giulia Colombi – A Rivolta l’ultima manifestazione importante è stato il torneo con la nazionale amputati, cui hanno partecipato i ragazzi disabili di “Camminiamo insieme”, “Casa Famiglia”, cooperativa “Graffiti” di Pioltello e gli alunni delle elementari. Un grande uomo».

Il cordoglio della comunità

Un mister con la «m» maiuscola, non solo sul prato verde ma nella vita, che lascia un segno indelebile sulla comunità che amava e che lo ricambiava con un grande affetto. Sin dalle prime ore del mattino di giovedì, la notizia della dipartita di Mondonico si è sparsa a macchia d’olio, suscitando vivo cordoglio. I funerali si terranno sabato alle 10, nella parrocchiale. Intanto nella sua casa di via Cereda è stata allestita la camera ardente. In queste ore è arrivata una folla di rivoltani, personalità sportive e giornalisti.