Fratelli Cristodaro al contrattacco. Dopo il comunicato della sezione cremasca di Liberi e Uguali e l’interrogazione parlamentare presentata dall’onorevole Franco Bordo, il legale della famiglia ha deciso di intervenire.

Fratelli Cristodaro rompono il silenzio

Ancora bufera sul presepe vivente allestito dalla «Fazenda Rocco» dei fratelli Cristodaro di Scannabue. Dopo le polemiche animaliste degli scorsi anni, a tenere banco adesso è il nuovo partito politico Liberi e Uguali. Nei giorni scorsi, infatti, la sezione cremasca ha diramato un comunicato al vetriolo e l’onorevole Bordo ha presentato un’interrogazione parlamentare sull’opportunità che la fazenda faccia «promozione sul territorio cremasco». I due fratelli, infatti, sono stati interessati da vicende processuali in seguito a indagini della Guardia di Finanza. Ma ora il legale della famiglia, l’avvocato Aldo Egidi, ha deciso di intervenire.

L’affondo di Liberi e Uguali

Martedì l’onorevole Bordo ha presentato un’interrogazione sull’argomento.

«Rocco Cristodaro è titolare della “Fazenda Rocco” – ha scritto – e la Guardia di Finanza di Crema, d’intesa con i carabinieri del comando provinciale di Milano, su delega della Direzione distrettuale Antimafia di Milano, ha dato esecuzione al decreto con il quale il Tribunale di Milano ha disposto il sequestro e, in seguito, la confisca del patrimonio». Poi ha ricordato che Rocco, insieme al fratello Domenico, è stato «ritenuto essere il contabile del clan Mangano». Poi ha aggiunto che «è stato sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per tre anni e sei mesi». Infine ha sottolineato che, oltre al presepe, «la fazenda ha già avuto modo di sostenere e sponsorizzare altre iniziative pubbliche, di carattere commerciale, gastronomiche, sportive». Quindi Bordo ha proposto un intervento diretto: «Si chiede se il Ministro sia a conoscenza delle attività della fazenda tese alla propria promozione sul territorio cremasco. E se si valuti di intraprendere azioni necessarie per impedire tali manifestazioni pubbliche».

Le parole dei delegati cremaschi

Sulla stessa linea anche i delegati cremaschi del partito di Bordo, l’ex consigliere comunale di Palazzo Pignano Paolo Losco e Marta Andreola: «Anche questo Natale è trascorso con la sottovalutazione dell’aspetto sociale della legalità – hanno scritto – Rocco Cristodaro risulta sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per una riconosciuta pericolosità sociale. La confisca dei beni a lui e al fratello Domenico è un provvedimento avvenuto dopo accertamenti della Guardia di Finanza, che ha individuato una fitta rete di aziende e prestanome, utilizzati per schermare un patrimonio realizzato mediante condotte illegali. Si ritiene allarmante come in questa posizione possano trovare spazio in iniziative pubbliche di questo genere».

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Il legale: “Rocco Cristodaro non è un mafioso”

«In relazione alle vicende processuali che hanno interessato Rocco Cristodaro – ha fatto sapere l’avvocato Egidi – è bene precisare che per alcune di esse l’iter si è concluso con una sentenza assolutoria. Per altre vi è stato un provvedimento di archiviazione. Per altri ancora è stato applicato l’istituto della prescrizione. Quanto alla sanzione applicatagli dal Tribunale di Milano, attualmente non ha l’obbligo di soggiorno e la misura di prevenzione non è quella di 3 anni 6 mesi. Quanto al fatto di essere contabile del clan Mangano, contabile è colui che conta o fai i conti, commercialista invece, come lo era ed è Rocco Cristodaro, è colui che crea e segue contabilmente e burocraticamente il lavoro delle persone e delle aziende. Non ha mai avuto come clienti i componenti del clan Mangano e Giuseppe Porto. Quindi non può in alcun modo essere qualificato come mafioso. Tale non è mai stato indicato neppure dall’autorità giudiziaria. Infatti, l’imputazione iniziale di associazione di stampo mafioso è stata derubricata dal Gip di Milano  Manuela Scudieri in associazione semplice. Il processo e tutt’ora in corso».

“L’unico fine era la beneficenza”

Poi un riferimento alle parole del sindaco Rosolino Bertoni, a sua volta accusato di non fare nulla pur dichiarandosi a conoscenza della situazione. Il borgomastro aveva replicato che le sue dichiarazioni sul presepe erano state strumentalizzate a fini politici. «Concordo in pieno con quanto detto dal sindaco a proposito del presepe, circa l’uso politico che ne è stato fatto dall’onorevole Bordo – ha concluso il legale – Si è voluto a torto attribuire all’iniziativa un intento negativo, politico appunto, quando l’unico fine era ed è stato solo quello di fare beneficenza verso tutti».