Saranno celebrati domani, sabato, alle 10 a Rivolta, i funerali di Emiliano Mondonico. Un personaggio che era molto più di un mister e molto più di un dirigente calcistico, per il Cremasco come per tutta la provincia di Bergamo. E non solo per i suoi trascorsi atalantini. Qui di seguito il ricordo che ha tracciato Valerio Zeccato,  membro della redazione sportiva del nostro circuito editoriale. Che quella notte al Brumana, anno 1988, se la ricorda ancora bene…

Il calcio di Mondo era pane e salame

Era il mister di tutti, quelli della sua generazione e quelli che sono venuti dopo. Emiliano Mondonico, apprezzato giocatore prima e ancor più stimato tecnico dopo, è uno di quei personaggi indimenticabili che solo lo sport può sfornare. Il “Mondo” o l’”Emiliano”, così lo chiamavano tutti: amici, conoscenti e anche chi non gli ha mai stretto la mano. Mondonico ha calpestato i campi più blasonati del calcio italiano con la casacca di Cremonese, Torino, Atalanta. Poi è andato avanti, ha tolto maglietta e pantaloncini e in giacca e cravatta si è accomodato su tante panchine: Cremonese, Atalanta, Torino, Fiorentina. L’Emiliano era quello del “calcio pane e salame”, che ricorda quel football ruspante che c’era una volta. Ma è stata la notte della semifinale di Coppa delle Coppe a far definitivamente innamorare tutti i bergamaschi. Il Mondo era riuscito a portare nel 1988 la provinciale Atalanta al proscenio del calcio Europeo. A Bergamo i nerazzurri furono sconfitti dal Malines per 1-2 e vennero eliminati: il sogno si spezzò ma tutti ancora oggi rimembrano quella magica notte. Chi vi scrive era presente allora al “Brumana”, così si chiamava a quel tempo lo stadio di Bergamo, e davvero l’Emiliano, il finto burbero cremasco, aveva incendiato il popolo atalantino che non era abituato a certi palcoscenici. E ancora oggi lo ringrazia.

Valerio Zeccato