Ci sono dieci indagati, di nazionalità italiana e albanese, nella maxi operazione Occhio di Ra portata a termine questa notte dai carabinieri della Compagnia di Treviglio coordinati dalla Procura della Repubblica di Bergamo e dal pm Fabio Pelosi.

Occhio di Ra sotto sequestro

Sfruttamento e favoreggiamento aggravato della prostituzione, spaccio di sostanze stupefacenti, porto illegale di armi e furti in abitazioni. Queste le accuse che hanno fatto scattare l’esecuzione di tre misure cautelari emesse dal gip Cavallieri del Tribunale di Bergamo. Nel mirino degli inquirenti è finito ancora una volta il night club Occhio di Ra, che si trova in via dell’Artigianato a Cologno, ora posto sotto sequestro preventivo. All’interno del locale, come pr, era facile trovare anche l’ex pornostar Maurizia Paradiso, che non risulta indagata ma sarebbe stata una procacciatrice di clienti.

Dieci indagati

Sono dieci gli indagati nell’operazione anticrimine dei carabinieri della Compagnia di Treviglio che ha portato anche a tre misure cautelari. In carcere è finito il gestore 50enne Claudio Feriti, di Rovato e residente a Cavernago, ex agente di Polizia penitenziaria. Si trova agli arresti domiciliari la 26enne Graziella Manzella sfrattata dalla sua abitazione di Palosco e raggiunta dai militari in un Bed&Breakfast di Bergamo. Obbligo di dimora (con divieto di uscita negli orari notturni) per Fabio Carone, 38 anni, di Bari, ma residente a Brescia.

Indagati a piede libero, invece, Ferruccio Pezzotta di Nembro, Denis Nikolla (compagno della Manzella) di Palosco, Marku Albano, di Bergamo, Astrit Gjoni, di Bergamo, Amar Aron Stan di Romano, Jurgen Gjerji, senza fissa dimora e Amarildo Marku anche lui di Romano.

L’avvio delle indagini

Le indagini dei carabinieri della Compagnia di Treviglio hanno preso avvio nel novembre 2015, in seguito all’omicidio, avvenuto a Treviglio, dell’albanese Vorfi Arben. Le intercettazioni telefoniche e ambientali hanno permesso di portare alla luce una serie di attività illecite che avevano come comune denominatore il night club di Cologno Occhio di Ra, gestito dalla società Ferlac. L’attività degli investigatori è stata illustrata questa mattina a Bergamo dal capitano della Compagnia dei carabinieri di Treviglio, Davide Papasodaro.

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I primi controlli

I primi controlli effettuati dai militari dell’Arma risalgono al novembre del 2017. In quell’occasione venne temporaneamente sospesa l’attività di spettacolo in seguito a delle conclamate irregolarità relative alle norme fiscali. Lavoro in nero, soprattutto, che aveva portato all’ordinanza sindacale utilizzata, poi, dai carabinieri, per riattivare l’indagine e proseguire con i controlli che hanno portato al sequestro penale di questa notte.

Il giro di prostituzione

Tra i capi di accusa spicca lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione all’interno e all’esterno del locale. Nel night club, infatti, oltre alla sala dove le ragazze si esibivano nei loro spettacoli, c’era anche un privé, con tanto di tariffario e provvigioni, per chi voleva consumare anche rapporti sessuali. Le ragazze, una decina in tutto soprattutto rumene e magrebine, venivano persino drogate per riuscire a soddisfare più clienti, anche contemporaneamente.

Ma l’attività proseguiva anche sulla Provinciale Francesca. Qui gli albanesi coinvolti nelle indagini, gli stessi che si erano anche specializzati nei furti in appartamento a Urgnano, seguivano gli affari “in strada” portando poi i clienti anche all’interno del locale. Qui vigevano regole severe per le ragazze che ad esempio non potevano usare il cellulare e non potevano rifiutarsi di ballare, pena la perdita del fisso.  I clienti erano tra i più diversi sia come età che portafogli.

Il traffico di droga e armi

All’interno del locale era consolidata anche una rete di spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina. Ma non solo.  Le intercettazioni hanno permesso di scoprire anche un importante traffico d’armi, soprattutto pistole e fucili, emerso anche grazie alle indagini relative a una sparatoria tra albanesi avvenuta a Urgnano nel 2016. Un “regolamento di conti” che aveva portato alla luce il ruolo del night club come base per il traffico illegale di armi.