Charlotte Delbo, un percorso nella vita e nell’opera di una scrittrice che ha attraversato il Novecento e l’orrore dei campi di concentramento. Se ne è parlato venerdì a Cologno al Serio nell’ambito della giornata della memoria.

Charlotte Delbo, intellettuale quasi dimenticata

Nata nel 1913 da famiglia immigrata in Francia, la Delbo trascorse quasi tre anni nei campi di concentramento per collaborazione con la resistenza francese. Ne uscì distrutta ma rafforzate le sue parole, quasi urlate nei suoi scritti. Solo recentemente i suoi testi sono stati rivalutati e stanno prendendo il posto che loro spetta, ossia nella letteratura.

Serata in collaborazione con Isrec

Venerdì, nell’ambito della celebrazione della giornata della memoria, ne ha lasciato un’intensa testimonianza Elisabetta Ruffini, direttrice dell’Isrec di Bergamo, curatrice e traduttrice dell’opera di Delbo. Un pubblico attentissimo si è lasciato trasportare dalla dolcezza e scalfire dalla durezza delle parole in lingua originale di brani scelti grazie alla presenza di Yazid Lockouache, attore e insegnante di francese all’università di Vienna e Budapest.

Charlotte Delbo cologno al serio
Elisabetta Ruffini e Yazid Lockouache

Incontri che le cambiano la vita

Spronata dalla madre, Erminia Morero a studiare per affrancarsi dalla condizione di immigrati, la Delbo diventa stenodattilografa e va a lavorare a Parigi. Qui sposerà Georges Dudach, conosciuto qualche anno prima nell’ambiente della Jeunesse Comuniste, frequentando i corsi dell’Université ouvrière di Henri Lefebvre. Ma la conoscenza che segnerà la sua vita sarà con l’attore Pierre Jean Jouve, che la volle come segretaria. La Delbo fu la redattrice di tutti i testi e le note dell’attore.

Nella resistenza

Questo lavoro le permette di sviluppare un grande esercizio di ascolto. Appropriarsi della parola per sentirsi fino in fondo cittadina francese. Nel 1942 Jouve e Delbo si trovano in Argentina per una tournè, ma saputo dell’occupazione nazista torna in Francia e collabora con la resistenza. Redige testi clandestini per richiamare e risvegliare la coscienza degli intellettuali contro l’ideologia nazista.

Il viaggio verso Auschwitz

Scoperta, viene arrestata e portata in carcere della Santé, mentre il marito è fucilato. Domenica 24 gennaio 1943, 222 donne, tra cui la Delbo  vengono caricate su un camion fino a Compiègne, dove si aggiungono altre prigioniere. Sono tutte prigioniere politiche. 230 donne in quattro vagoni merci che arrivano ad Auschwitz il mattino del 27 gennaio. Resta ancora un mistero il perché «le francesi» siano finite a Birkenau tra le donne ebree polacche.

Gli anni nei campi

Alla fine dell’estate molte donne del convoglio 31 sono trasferite a Raisko, destinate a lavorare nella filiera della produzione di gomma sintetica. A gennaio 1944 sono richiamate a Birkenau e di qui trasferite, in piccoli gruppi, a Ravensbruck. La liberazione arriva il 23 aprile 1945, poi, dopo un trasferimento in Svezia, Charlotte e le 49 compagne sopravvissute rientrano a Parigi.

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Fare memoria con la letteratura

Dopo il suo ritorno scrive una lunghissima lettera a Jouve che pubblicherà solo nel 1965, dal titolo “Aucun de nous ne reviendra”, è un verso della poesia di Apollinaire “La maison des morts”. Rivendica la scelta di fare memoria e testimonianza non al di fuori, ma attraverso la letteratura.

L’esperienza del convoglio

La Delbo racconterà l’esperienza del convoglio in «Le convoi du 24 janvier» in cui racconta la storia delle vite di queste donne che hanno fatto il terribile viaggio con lei. Riesce a recuperare le foto, i nomi, si sposta nei loro paesi per ricostruirne la biografia. Siamo negli anni Sessanta e questo modo di scrittura era ancora inedito. A metà degli anni Settanta il suo testo dedicato ad Auschwitz, “Qui rapportera ces paroles?”, va in scena con ventitré attrici dirette dal regista François Darbon.

Tradizione letteraria e vissuti presenti

La Delbo farà della sua esperienza ad Auschwitz un’opera d’arte per futura memoria, tanto che Primo Levi invitava i giovani a leggere le sue opere. La Delbo riesce a creare un collegamento tra la tradizione letteraria e il presente, fa dialogare i personaggi della letteratura europea con i vissuti dell’esperienza concentrazionaria.

Arrivare alla coscienza delle persone

La letteratura è essenziale per produrre consapevolezza, si mette in moto per aiutare chi sta vivendo a capire il presente, in relazione a ciò che è stato prima. In una catena della narrazione. La letteratura è un linguaggio che entra nella tradizione e trova forme affinché l’esperienza si manifesti come racconto condiviso, con l’obiettivo di portare alla consapevolezza e alla coscienza delle persone.

Giustificare il fatto di essere sopravvissuti

La Delbo lega le parole alla bellezza, per trovare quelle parole che dicano le urla degli altri, saperle ascoltare facendole ascoltare. E la serata si conclude con una supplica della scrittrice. « Io vi supplico  fate  qualcosa  imparate  dei  passi  una  danza  qualcosa  che  vi  giustifichi  che  vi  dia  il  diritto  di  essere  vestiti  della  vostra  pelle  imparate  a  camminare  e  ridere  perché  sarebbe  troppo  stupido  alla  fine  che  tanti  siano   morti  e  che  voi  viviate  senza  fare  niente  della  vostra  vita».