La Maasai Susan Muteleu ha consegnato la lettera di collaborazione per la difesa dei popoli indigeni direttamente a Francesco. La manifestazione va avanti fino a domenica a Chiuduno.

Missione compiuta

La lettera di collaborazione per la difesa dei popoli indigeni e della madre terra è stata consegnata il 30 maggio direttamente dalle mani di Susan Simayiai Muteleu – Maasai e moglie di Ivano Carcano, con cui condivide l’organizzazione del festival tribale «Lo Spirito del Pianeta» di Chiuduno – in quelle di Papa Francesco. Dei popoli indigeni si sta occupando anche l’Onu, perché il loro ruolo nel contrasto al cambiamento climatico è fondamentale, perché le terre e le acque da loro protette ospitano l’80 per cento della biodiversità di tutto il mondo. «Ora iniziamo a contare i giorni per farla diventare realtà», scrive Susan. Il coinvolgimento del pontefice è l’ultimo tassello di un festival che domenica terminerà la corsa della 18esima edizione. Lo Spirito del Pianeta spazia volentieri nel genere musicale definito «etnico», non contempla solo il coinvolgimento di tribù vere e proprie.

Serata tutta scozzese

Esemplare il programma di stasera, martedì 5 giugno: protagonista la cornamusa, considerata strumento nazionale scozzese, che accompagna le note di un gruppo che con la sua grinta e con i suoi tamburi sa far respirare ogni volta l’aria di quella terra: i Saor Patrol. Dal gaelico, il nome di questo gruppo letteralmente significa «la pattuglia della libertà». Questo perché non si tratta di un gruppo meramente musicale: sono portatori culturali di una tradizione antica che ha bisogno di impegno e dedizione per sopravvivere. Dal 1996 si sono impegnati per realizzare un forte celtico (DunCarron) nei pressi di Edimburgo, per poter trasmettere a tutti e soprattutto ai più giovani l’amore per il proprio passato. Il gruppo ha fatto parte del cast di numerosi film di notevole importanza, come il sequel di «Braveheart», «Il Gladiatore» e «Rè Artù».

La nipote di Mandela

Mercoledì 6 giugno, per festeggiare i 100 anni dalla nascita di Nelson Mandela, sarà presente la responsabile della Fondazione Mandela, la nipote Ndileka. A seguire spettacolo di un gruppo di percussionisti Zulu. Popolo guerriero forte e autentico, sono l’etnia nera più numerosa in Sudafrica (11 milioni di persone). Si colorano il viso per proteggersi dal sole, e, soprattutto, sorridono sempre.

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Eschimesi e Maasai

Giovedì 7 è la volta di Inuit (Groenlandia) e Maasai (Kenya). Attualmente la cultura dei primi e la loro stessa sopravvivenza risultano fortemente minacciate a causa dei mutamenti economico-sociali e delle condizioni di vita derivanti in gran parte dai cambiamenti climatici e ambientali, dalla maggiore influenza e penetrazione della cultura e degli stili di vita occidentali, oltreché dalle forti pressioni provenienti dalle potenze economiche interessate ad un più libero e disinvolto sfruttamento delle risorse naturali di cui le loro terre sono ricchissime. I Maasai sono da sempre una popolazione speciale: a cominciare dalle loro «shuke» di colore rosso acceso che li distingue e dalla loro lancia, appoggiata sulla spalla, sono sempre fieri, calmi e coraggiosi, anche in caso di pericolo.
Dervisci Rotanti. Sempre molto attesa la partecipazione del ballo mistico proveniente dalla Turchia. Venerdì 8 ci sono i Dervisci del «Galata Mevlevi Ensemble» del Maestro, dichiarati dall’Unesco «Patrimonio culturale dell’umanità». Il loro spettacolo è molto inteso, emotivamente e spiritualmente, e cattura il pubblico lasciandolo senza fiato. Vestiti di una tunica bianca come un sudario, un copricapo che richiama le pietre tombali dei paesi musulmani, le braccia aperte verso il cielo, lo sguardo rivolto al cuore, danzano piroettando e girando intorno al loro maestro. E le vesti si allargano fino a diventare coniche, quasi dei dischi volanti ultraterreni.

Tamburi giapponesi

Sabato 9 ci sono le percussioni del Sol Levante dei Masa-Daiko. Sotto la direzione dell’artista e multi-percussionista Masakazu Nishimine, Masa Daiko presenta in maniera suggestiva pezzi del ricco repertorio di musica tradizionale giapponese. Con enorme forza e suspence nel ritmo e nella coreografia, lo spettacolo va ben oltre una normale esperienza concertistica è un vero e proprio spettacolo artificiale creato dai tamburi. Potente, energico, sensuale e avvincente.

Gran finale

Dalle ore 21.15 di domenica 10 tutti i gruppi si presentano con alcune danze e musiche per salutare e condividere con il pubblico l’ultima parte della serata. L’energia che si propaga in questa serata la si percepisce anche senza volerlo: «È il miracolo dello Spirito del Pianeta», chiosano gli organizzatori.