Un’agricoltura a due velocità. E’ questa la forma che il settore primario in Bergamasca rischia di prendere  secondo l’Osservatorio economico di Confai Academy.  Ecco perché.

Continua la ripresa: + 4%

“In termini generali ci aspettiamo che l’agricoltura bergamasca punti a consolidare la ripresa registrata nel 2017, dopo i lunghi anni di stagnazione che hanno fatto seguito alla crisi generale del settore iniziata nel 2009” osserva Leonardo Bolis, presidente di Confai Bergamo e Confai Lombardia.

L’etichettatura per il latte ha fatto bene

Numeri alla mano, l’annata agraria appena conclusa “ha registrato un incremento nominale della produzione lorda vendibile di quasi quattro punti percentuali”. Il fatturato agricolo totale ha sfiorato i 600 milioni di euro. “Ciò è dovuto principalmente alla performance del settore lattiero, che ha beneficiato della spinta dell’etichettatura d’origine e di condizioni contrattuali e di mercato più favorevoli per gli allevatori”.

Verso lo street food a chilometri zero

Secondo Confai Academy, sono da attendere segnali di crescita per la cosiddetta agricoltura multifunzionale, che comprende l’insieme delle attività di servizio che il mondo agricolo offre ai consumatori intermedi e finali, nel quadro di un comparto che coinvolge quasi il 10% delle imprese agricole bergamasche. “Potrebbe generare un impatto indubbiamente positivo il recente provvedimento contenuto nella manovra che consente agli imprenditori agricoli di vendere direttamente prodotti sottoposti a processi di trasformazione e pronti per il consumo. Una piccola rivoluzione che apre la strada a quello che è stato definito lo street food a kilometro zero” continua Bolis.

L’agricoltura “tradizionale” è di fronte a un bivio

Una riflessione particolare merita, a detta di Confai Academy, l’agricoltura familiare. Se da un lato quest’ultima continua ad essere nella provincia la spina dorsale della filiera agricola e alimentare, è altrettanto vero che questo tipo di organizzazione dell’attività agricola si trova attualmente di fronte ad un bivio. “Nell’attuale economia agricola globale nessuna impresa potrà continuare a realizzare profitti significativi senza attuare un’attenta razionalizzazione dei costi e, soprattutto, senza una disamina adeguata delle operazioni colturali che conviene esternalizzare a operatori terzi, in base ad una precisa valutazione del costo opportunità e delle economie di scala”. Così Enzo Cattaneo, direttore di Confai Bergamo e segretario generale di Confai Academy.

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Eccellenze innovatrici contro tradizionalisti

Il rischio, secondo Confai Academy, è che si vada verso una sorta di agricoltura a doppia velocità. “Da un lato l’agricoltura bergamasca può contare su una consolidata task force di imprese agricole d’eccellenza. Aziende che indipendentemente dalle dimensioni interpretano in chiave moderna e manageriale la propria missione produttiva. D’altro canto esiste un’ampia fascia di aziende che non ha fatto scelte decisive verso modelli produttivi avanzati ed è ancora alle prese con gravi questioni di fondo. A partire dalla rottamazione di un parco macchine assai obsoleto, che nella nostra provincia si stima in oltre 2.500 mezzi”.

Il 2018 premierà i giovani agricoltori “smart”…

Alla luce di queste considerazioni è ragionevole ritenere che il 2018 premierà le aziende agricole condotte da giovani e permanentemente orientate verso l’innovazione. “Siamo entrati definitivamente nell’era della cosiddetta economia della conoscenza in cui la formazione e l’accesso alle reti di comunicazione rappresentano il fattore di produzione più importante per l’impresa agricola. Ancor più della stessa proprietà di terreni e macchinari. Innovare costantemente il proprio modo di fare agricoltura, essere permanentemente connessi con i mercati e adottare un mix equilibrato di tecnologia e abilità gestionali: questi sono i punti di forza destinati a fare la differenza nelle prestazioni delle moderne imprese agricole” spiega Cattaneo.

… e chi guarderà all’estero

“In questo scenario si collocheranno in posizione nettamente preminente le aziende che, a questo insieme di abilità tecniche e manageriali, sapranno aggiungere la vocazione verso un elevato grado di internazionalizzazione della propria attività” conclude l’analisi di Confai Academy.