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Maria Gritti 101 anni per la decana del bottonificio

Intervista alla memoria storica della comunità di Palosco

Maria Gritti 101 anni

Maria Gritti 101 anni  è la donna più anziana di Palosco. Nata e vissuta sempre in paese, ha lavorato nell’azienda di famiglia, la storica fabbrica dei bottoni Gritti, fondata dal padre Vincenzo nel 1924. Da quasi un anno risiede nella casa di riposo «Piatti-Venanzi», dopo una caduta causata dal diabete.

Maria Gritti 101 anni portati meravigliosamente

Si presenta all’incontro accompagnata dalla sua educatrice Licia: una donna elegante, con orecchini e collana, molto curata e con i capelli biondi, tagliati corti.
Indossa una camicetta bianca con i fiori blu che confida: «Ho chiesto alla mia Licia di aiutarmi a sceglierla per l’intervista». Si appoggia al girello per camminare, ma solo per precauzione perché lei ci riesce benissimo anche senza. La signora Maria ci tiene ad apparire elegante e quasi si scusa quando dice «Non ho fatto in tempo a fare la permanente. Se mi avessero avvisato prima di questa intervista!».
Quando inizia a raccontare di sè mette subito in chiaro che lei avrà sì cento anni, ma è ancora lucida: «Sono nata l’8 ottobre 1916, alle 13.30. Io sono forte di cuore, uso sempre il telefono, capisco tutto quello che mi dicono e seguo i discorsi – racconta in italiano, concedendosi solo raramente qualche espressione in dialetto – inoltre ricordo tutto perfettamente». Si mostra a suo agio, dopo aver passato la vita a contatto con tante persone per il suo lavoro in azienda, ma confida: «Sono tre notti che non dormo per l’ansia di questa intervista. Sono una persona ansiosa. Qui mi dicevano di riposare ma io ribattevo: niente riposare, devo pensare all’intervista!».

Le giornate  nel ricovero

Ultima nata, dopo il fratello Carlo e le sorelle Teresina e Margherita, Maria passa le sue giornate chiacchierando, come confermano altri ospiti del ricovero, parla spesso al telefono, guarda la televisione ma non riesce più a leggere i giornali: «Stavo tagliando le rose quando qualche insetto mi ha punto l’occhio – racconta – da lì ho perso la pupilla». La sera va a letto a mezzanotte, dopo aver passeggiato sulla terrazza, guardando la gente che passa. Ma fino a 100 anni ha sempre vissuto e fatto tutto da sola, «le cameriere – dice – non le ho mai volute».

La vita segnata dalla scomparsa del figlio

Tra i ricordi di vita, Maria racconta subito ciò che più le sta a cuore e che le ha dato tanto dolore: il mistero della sparizione del suo unico figlio Vincenzo: «Mio figlio era andato a prendere la materia prima al mare per fare i bottoni e non è più tornato. Sono trent’anni che è via. Oggi ne avrebbe 70 – e distoglie lo sguardo guardando davanti a sé. Gli occhi le diventano lucidi – Sono certa che me l’hanno ammazzato, ma io ce l’ho sempre nel cuore. Sono andata anche a “Chi l’ha visto” e gli ho lanciato un messaggio: “se sei lì che mi ascolti, voglio dirti che ti voglio bene, che sono contenta se hai fatto la tua vita, ma batti un colpo”. Mia nipote ha anche ricevuto una chiamata con la quale ci chiedevano 50milioni per riaverlo indietro. Io ho detto che prima sarei venuta a prenderlo, poi avrei consegnato la busta coi soldi. Non li ho più sentiti».

Il lavoro nel bottonificio

La fabbrica di bottoni è stata la sua vita. Ci ha lavorato per vent’anni, in magazzino: «Dovevi vedere com’ero veloce a scrivere a macchina e a selezionare i bottoni – dice mimando i gesti esperti. E poi confida un segreto – Quando mio fratello Carlo lasciava l’azienda mi diceva di controllare gli operai. Io invece dicevo loro: “Mangiate pure. Tutto e bene”. Era gente poverissima. Erano gli anni della guerra e la nostra azienda dava lavoro a un centinaio di persone che venivano a piedi da Cividate, Mornico. D’inverno venivano con gli zoccoli e gli stracci ai piedi. Mia madre Diana preparava il pane o comprava il burro e gli zoccoli e poi li regalava a loro. Ancora adesso la gente mi ringrazia e si ricorda le mie parole».

Memoria storica della comunità

Maria sa di essere una memoria storica preziosa per il paese: «Quanta povertà e miseria che ho visto. Me ne sono fatta una malattia per loro. Ed era la realtà. Ora queste cose si vedono solo in televisione – racconta – ma almeno eravamo più felici. Non c’erano tutti questi omicidi in famiglia. Quanti figli che si facevano ma ci volevamo bene, a volte le porte non avevano nemmeno la serratura». E lei che ha visto cambiare il paese esclama: «A Palosco si è capovolto tutto! Ora è così moderno, tutto sistemato bene – e racconta – un tempo non c’era l’asfalto, ma i sassi grossi che quando pioveva si formavano le buche e non riuscivi a passare in bicicletta». Amante del teatro, ha sempre recitato la prima parte al teatro delle suore poverelle, come ci tiene a precisare: «Quando sui manifesti appariva il mio nome veniva sempre tantissima gente e mi applaudiva». Tra i rimpianti dice subito «quello di non avere studiato. Ho fatto la quinta elementare e ho cambiato due collegi. Ma quando ero giovane non volevo proprio studiare, non mi piaceva. Ora però lo rimpiango».

Il segreto di lunga vita

Prima di concludere con un giro al primo piano della struttura in cui spiega cosa succede nelle stanze, si riesce a strapparle il suo segreto di lunga vita: «Io mangio molta frutta e verdura, vado a letto a mezzanotte, non mangio dolci per il diabete nè il pane. Però mi concedo un bicchierino di bianco. Non ho mai messo creme nè mi trucco, perché se lo facessi, quel giorno in cui non le mettessi mi direbbero che sono diventata brutta!».

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