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I cloni del Caravaggio “ostaggio” di una chiesa nel degrado FOTO VIDEO

L'ingresso parla da sé: degrado e pericoli rendono la struttura inadatta allo scopo e i cloni potrebbero trovare nuova casa a San Bernardino

Ci sono occasioni che capitano raramente e quando succede bisogna saperle cogliere al volo. Ma per Caravaggio la mostra dedicata all’artista Michelangelo Merisi, inaugurata venerdì a Palazzo Reale a Milano, è stata un’occasione persa.

“Dentro Caravaggio”…

Sicuramente da non perdere. La mostra, inaugurata il 29 settembre a Palazzo Reale a Milano, merita tutta l’attesa (che c’è, ed è vero) ma ripaga il visitatore che si trova davanti non solo le magnifiche opere del Merisi, ma anche qualche chicca sulla sua vita e le nuove scoperte effettuate dagli studiosi attraverso i raggi X.

…Lontano da Caravaggio

Noi ci siamo stati e abbiamo visitato la mostra per capirne di più. Durante l’attesa abbiamo parlato con i tanti turisti in coda per capire quanto fosse conosciuto il legame del Merisi con la sua terra natale. In pochi, in realtà, hanno saputo rispondere. Ma davanti alla possibilità di poter visitare una casa del Caravaggio nessuno ha esitato: “Si certo, la visiterei”.

L’occasione persa

Esserci alla mostra milanese avrebbe significato godere in una vetrina importante per il territorio che ne avrebbe beneficiato in termini di immagine e magari di turismo. Uno stand, il patrocinio… un segno insomma della presenza di Caravaggio nella vita del Caravaggio. Perché lasciare che siano altri a spiegare questo legame?

Il grande “ma”

L’interno dell’ex chiesa di San Giovanni Basttista

Ma. C’è un ma, ed è piuttosto difficile da ignorare. In questo momento Caravaggio non sarebbe in grado di offrire un percorso turistico all’altezza dei visitatori che potrebbero arrivare. Il progetto di “Casa Caravaggio” è arenato e restano solamente i tre grandi cloni chiusi nell’ormai inagibile ex chiesa di San Giovanni Battista.

Tutto da rifare

Basta entrare (con tanto di caschetto in testa) nell’ex chiesa di San Giovanni Battista per capire dove sta il problema. L’ingresso è quello di servizio, l’unico accessibile, ma sicuramente non all’altezza di ricevere dei turisti. Stona, e non poco, il tappeto rosso a terra mentre tutt’intorno troviamo muri vivi e matasse di cavi. Però c’è un bagno nuovissimo. La parte della chiesa è difficile da descrivere. Dietro al degrado, alle macchie di umidità, ai calcinacci e ai piccioni morti c’è una chiesa bellissima che oggi, però, non si vede.

La sala dei cloni

Nella sagrestia, invece, troviamo i tre cloni: “La vocazione di San Matteo”, “San Matteo e l’angelo” e “Il martirio di San Matteo”. Ci guardano dall’alto della loro maestosità e sebbene gli originali siano altra cosa, queste copie in dimensioni originali si difendono bene. Lasciano quella bella sensazione, quella che solo l’are sa dare. Davanti alle opere tre monitor touch screen (che nel 2006 erano all’avanguardia) che oggi risultano un po’ preistorici. Anche accesi, infatti, non vogliono proprio collaborare. “E’ questa la multimedialità che abbiamo? – ha commentato il sindaco Claudio Bolandrini – Nulla a che vedere con quello che possono fare le tecnologie di oggi”.

Il futuro dei cloni

E’ un peccato, però, che i cloni ora non possano essere fruibili dal pubblico. E lo sa bene anche il primo cittadino. “Qui ci sono 130mila euro e passa di soldi dei contribuenti – ha detto Bolandrini- sarei uno sciocco a voler buttare tutto in discarica. Sarebbe bello spostarli, certo sarebbe complicato, ma forse a San Bernardino, nell’ala settecentesca, quella non affrescata potrebbero trovare una sistemazione adeguata e almeno la gente potrebbe vederli…”

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