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Vuoi disperdere le tue ceneri? A Cremona niente funerale

Le nuove disposizioni della Curia per i funerali faranno discutere

Niente funerale se il defunto aveva scelto di farsi cremare e di disperdere le ceneri in natura. C’è anche questa, tra le disposizioni in tema di esequie religiose diramate dalla Diocesi per celebrazioni che si terranno dal primo luglio in poi nella città di Cremona.

 

Vien voglia di rileggere Foscolo: “All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto, è forse il sonno della morte men duro?”. No, forse. Ma se proprio volete farvi cremare, per la Chiesa c’è qualche regola da seguire.

Regole antiche, nuove prassi

L’indicazione si trova all’interno di tre documenti pubblicati dall’Ordinario per la celebrazione delle esequie in città. Non proprio novità, tecnicamente: si tratta di norme del diritto canonico formalmente in vigore da tempo. Ma il Vicario Generale Don Massimo Calvi ha voluto ribadirle in una circolare “operativa”, destinata soprattutto ai parroci e ai sacerdoti del territorio. Ponendo l’attenzione su parecchie questioni “tecniche” della cremazione, pratica sempre più diffusa anche in provincia.

Niente ceneri in casa

Per la Chiesa – che ha cominciato a tollerare la pratica soltanto negli ultimi decenni – continua a essere preferibile la conservazione delle ceneri in luogo sacro. Ma l’Ordinario ribadisce l’impossibilità di conservarle nelle abitazioni domestiche e che comunque “non possono essere divise tra i vari nuclei familiari”.

No alla dispersione nichilista

Allo scopo “di evitare ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista”, inoltre, non è permessa la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo” oppure “la conversione delle ceneri cremate in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti”. Una moda, quest’ultima, non ancora diffusa, ma che consiste sostanzialmente nella trasformazione delle ceneri in diamanti.

Esequie negate

A far discutere sarà probabilmente soprattutto la prima parte: “a norma del diritto canonico”, a Cremona saranno infatti negate le esequie “nel caso in cui il defunto abbia disposto la cremazione e la dispersione in natura delle proprie ceneri per ragioni contrarie alla fede cristiana”. Una posizione forte, ripresa direttamente da quella della el documento “Ad Resurgendum cum Christo”, approvato da Papa Francesco lo scorso 18 marzo. Soprattutto perché non è chiaro quali siano quelle “ragioni” e difficilmente una risposta si potrà avere dall’interessato in caso di dubbio. 

Chiesa e cremazione: una diffidenza antica

In generale riguardo all’incenerimento dei corpi la Chiesa ha registrato un’apertura solo recentemente, sebbene non abbia mai condannato la cremazione in sé, ma l’ideologia antireligiosa e anticristiana che la accompagnava. In principio la Chiesa vi si oppose perché l’introduzione dell’incenerimento alimentò campagne di propaganda antireligiosa che irridevano l’usanza cristiana della sepoltura. Durante l’illuminismo, chi si faceva cremare voleva spesso manifestare in questo modo una forma di ribellione contro la Chiesa.

Una prassi sempre più diffusa

Per contro, i numeri sono impressionanti. In alcune città – a partire da un’idea rivoluzionaria nata a Romano di Lombardia alcuni anni fa – sono stati messi a Bilancio anche contributi comunali per chi sceglie questa pratica al posto della tumulazione. Il risparmio di spazio per le sepolture ha consentito persino di rimandare importanti spese per l’ampliamento dei cimiteri.

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