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In cammino sulla via Francigena: “Abbiamo trovato l’estremo”

Puoi sapere la meta, ma non sai come la raggiungerai: ecco il viaggio dei giovani di Fara

Camminare, scoprire, camminare, ascoltare, camminare, sentire, camminare, gioire. Le mille sfumature del cammino di alcuni ragazzi da Canterbury a Licques sulla via Francigena, raccontate a noi. Per voi. A raccontare questo viaggio straordinario è il diario dei giovani delle associazioni “Al di la del mio naso c’e” e della “S.c.s. 1000 note per educare” di Fara Gera d’Adda di cui è responsabile Virna Grazioli.

Vivere l’estremo

“L’estremo è ricerca del limite da superare, della meta più lontana che un uomo può proporsi di raggiungere e, una volta raggiunta, l’estremo diventa ulteriore limite, una meta ancor più lontana”. Inizia così, con una citazione del paracadutista francese Patrick De Gayardon il racconto di un viaggio straordinario. “In questo Cammino abbiamo vissuto l’estremo. Estremo freddo, estrema stanchezza, estrema fame; estrema bellezza di paesaggi, di persone, di cose semplici; estrema intensità di pensieri, idee, passi, vissute in tre tappe”.

La prima tappa: quella con i piedi

“La prima tappa è quella concreta, percorsa con i piedi. Scriveva Michelangelo Buonarroti: “Il piede umano è un’opera d’arte, un capolavoro d’ingegno”.
Con i nostri piedi abbiamo percorso chilometri e chilometri, accompagnati dal vento impetuoso e inarrestabile, la pioggia, il sole cocente.  Con i nostri piedi abbiamo varcato paesi e città semplici, ordinate, belle. Entrando in essi siamo entrati a contatto con culture e abitudini differenti, che hanno messo in subbuglio le nostre stesse abitudine e modi di fare ed essere. Questo è il Cammino”.

Puoi conoscere la meta ma non come ci arriverai

“Di “lui” puoi sapere dove parte e dove arriva. Con “lui” puoi concordare le tappe, ma non sai e non puoi sapere il “come” avverrà, il “come” reagirai, il “come” lo affronterai. Se verranno o no le vesciche ai piedi, se arriverai stremato o ancora in forze, se ci metterai più o meno il tempo indicato dalla mappa.
Del Cammino non puoi calcolare nulla se non il momento stesso, perché il Cammino si fa Camminando. Il Cammino ti fa sentire, dal vivo, nel concreto, le tue forse, le tue debolezze, le tue reazioni, il tuo sentire, le tue emozioni. Tu vivi nel passo che compi. Nel Cammino, nulla è dato per scontato, nulla è dato subito, il tutto è conquistato passo dopo passo. Il Cammino è “maestro” di conquiste. Di tappa in tappa, di luogo in luogo. È il “piede” l’artefice del Cammino. Sono i tuoi piedi, parte di te a compierlo, nessuno può sostituirti.  Sei tu a mettere in gioco la tua volontà, determinazione, forza e debolezza; t’insegna a darti degli obiettivi, sceglierli con consapevolezza e portarli a compimento. L’altro che cammina con te, può esserti di aiuto, sostegno, stimolo, “compagnia”, ma sei tu a camminare il tuo passo, così come l’altro cammina il suo. Il Cammino è condivisione, compartecipazione, cooperazione, collaborazione d’identità uniche, originarie”.

La seconda tappa: la ri-cerca

“La seconda tappa la possiamo chiamare “ri-cerca”.
Arrivati alla meta stabilita (paese o città), occorre cercare un luogo che accoglie. Lo stile del “pellegrino” per accoglienza intende: una doccia, un luogo per riposare, del cibo per nutrire il corpo. Nulla di pre-notato. Nessun albergo, nessuna comodità. Nessun vantaggio. Ri-cerca che accoglie ciò che trova.
Puoi trovare luoghi “chiusi”, nei quali non trovi “nessuno”, così come puoi trovare persone semplici come “il pastore di una chiesa protestante” che apre la propria chiesa e la lascia a tua completa disposizione per riscaldarti dal freddo e dalla pioggia, per nutrire il tuo corpo affamato e per dormire su panche trasformate in comodi letti”.

Puoi trovare chi ti apre le porte

“Puoi trovare luoghi e persone che dicono “non ho posto”, così come puoi trovare persone che come Grahm  apre la propria casa per una doccia, un the caldo e ti mostra una via sicura da percorre l’indomani regalandoti una vecchia cartina, la “sua” cartina e, quando gli chiedi: “che cosa ti fa così accogliente?”, con semplicità risponde: “perché quando ero giovane e camminavo per il mondo come voi, sono stato accolto”. Accolto, accolgo!!!
Puoi trovare una tettoia, un parcheggio sul quale coricarti e ed essere svegliato dalla Polizia chiamata da chi ha timore, per farti “sloggiare”, un timore ragionevole, comprensibile che si dissolve quando viene colta l’intenzione, il bisogno: dormire!
Da qui sperimenti lo “stile” del rispetto. Ricevi rispetto se rispetti e se le intenzioni sono intessute di verità; nello stesso tempo puoi “vestire i panni e i sentimenti” di chi non ha casa, tetto, affetto e ti ri-scopri il “dovere” di essere riconoscente per ciò che hai e per ciò che ti è dato”.

Il cammino notturno

Puoi anche non trovare nulla che protegga la tua notte. Cosa fai?  Divieni creativo e inventi il “Cammino notturno”, scoprendo quel silenzio, quella lentezza, quella calma che senza questa privazione, non avresti potuto sperimentare. La sperimenti “sentendola” sulla tua pelle e il giorno dopo, come se fosse tutto già scritto, accade la ricompensa alla tua fatica: incontri chi ti vede stanco ma perseverante, tenace nel tuo estremo “stile” e nella più totale gratuità ti offre un the caldo, un pasto raffinato, un luogo sicuro nel quale riposare. Il Cammino insegna che  la “conquista” rende nobile la vita.

La terza tappa? Il ri-torno.

Ri-torno a casa, nel quotidiano, nella vita di ogni giorno. Nel Cammino misuri le tue forze, le tue debolezze; metti in gioco ciò che hai e ciò che non hai, ne prendi consapevolezza.  Nel Cammino nulla c’è di scontato, dovuto; il subito non è contemplato. Il Cammino è conquista di mete, è atto creativo di fronte alle difficoltà e imprevisti; è allenamento al “sentire sé” e l’altro;  è come una pista sulla quale agli atleti non è concesso nulla, ma viene chiesto molto.
Il Cammino metafora della Vita. Il protagonista sei tu. I Verbi sono alzati e cammina. Le domande sono quelle di sempre:
“Chi sei tu?”. “Chi vuoi essere?”. “Che cosa vuoi fare di te? “. Io amo il Cammino per questo “estremo” al quale sempre mi chiama e in un certo senso “mi obbliga” a giocarmi in ogni età della vita”.

L’augurio

A Te giovane che hai camminato con me auguro di: camminare, ogni giorno, cammini difficili. Quelli facili non rendono giustizia alla tua Bellezza e Profondità. Non dare nulla per scontato, nulla di dovuto, nulla di subito.
Sii conquistatore estremo di limiti e mete che una volta superati e raggiunti diventano ulteriori limiti e mete ancor più lontane. Lasciati stupire e sorprendere dalle cose semplici, che non sono quelle che semplificano, ma quelle che intessono cose grandi. Meravigliati della Vita e Vivila.
Re-cord-da, cioè porta sempre e di nuovo al cuore che sei un camminante e non un vagabondo. A te scoprire e vivere la differenza. Il Cammino si fa Camminando passo dopo passo, meta dopo meta, limite dopo limite, estremo dopo estremo, il tutto nel desiderio sempre acceso della ri-cerca.

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