Debito della mensa scolastica sempre più difficile da gestire: in campo nuove misure e si pensa anche a introdurre il «pranzo al sacco».

Un debito da 72 mila euro

A novembre il dato non è confortante: il debito ammonta a 72mila euro di cui 41mila euro riferiti a bambini che non utilizzano più il servizio per aver concluso il loro percorso scolastico.
«Con questa delibera vogliamo attivare delle nuove misure per contenere il debito della mensa scolastica – ha spiegato il vicesindaco di Caravaggio Ivan Legramandi – A maggio abbiamo impedito l’iscrizione alla mensa a chi aveva un debito superiore ai 200 euro, salvo aderire a un piano di rientro rateizzato. In questo modo il debito è sceso a 58mila euro, ma poi è risalito. Da febbraio, quindi, chi avrà un debito superiore a 100 euro dovrà pagare e rientrare prima di poter utilizzare nuovamente il servizio. In questo momento sono 171 i nuclei famigliari oltre i 100 euro di debiti di cui solo 26 seguiti dai servizi sociali».

Per Prevedini “è colpa del sistema”

Le nuove misure sono state discusse giovedì scorso in Consiglio comunale dove ha preso parola anche l’ex sindaco Giuseppe Prevedini (Lega Nord) che ha incolpato il «sistema» che ha obbligato le famiglie, con l’introduzione del tempo pieno senza possibilità di uscita, a far fronte alla spesa della mensa. «Perché non introdurre la possibilità di portarsi il pranzo da casa – ha chiesto Prevedini – In questo modo si darebbe un’alternativa alle famiglie che non hanno disponibilità».

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Aiuto a chi è in difficoltà ma tolleranza zero per i furbetti

In realtà sarebbe proprio questa la scelta su cui sta lavorando l’Amministrazione comunale sulla falsa riga dell’iniziativa applicata con successo a Treviglio. «Per il pranzo da casa bisogna coinvolgere l’Ats – ha spiegato il sindaco Claudio Bolandrini – In realtà abbiamo già preso contatti anche con altri sindaci che stanno provando soluzioni alternative, come Andrea Capelletti (Covo) e Giovanni Malanchini (Spirano), che hanno scelto i prodotti del territorio. Sicuramente serve un progetto alimentare da sostenere in modo da educare e insieme dare la possibilità di contenere i costi. Devo dire, però, che il nostro debito è alimentato da famiglie che non possono dirsi indigenti. Chi non può pagare va aiutato e ci sono ammortizzatori specifici, ma contro evasori e furbetti sarà tolleranza zero».