Ex cromatura «Spatal», è emergenza ecologica? A porre la questione sul tavolo è stata la minoranza «Uniti per unire» che venerdì ha presentato un’interpellanza per vederci chiaro.

Ex cromatura Spatal al centro del dibattito

In via Sant’Anna, sulla sponda destra della roggia Vailata, giace in stato di abbandono l’immobile della ditta «Spatal». Si occupava della cromatura dei metalli e, da settembre 2014, è fallita.
«C’è un’alta probabilità che all’interno possano esserci vasche con acidi di lavorazione, fanghi industriali contaminati, metalli pesanti pericolosi – ha esordito il consigliere Graziano Pirotta – La concentrazione di queste sostanze, qualora non messe in sicurezza, è potenzialmente pericolosa per la salute pubblica. L’Amministrazione ha contezza dello stato di conservazione dell’immobile? E di quanto vi si trova all’interno? – ha continuato – Cosa intende fare per verificare se c’è pericolo? Oltre a quella del curatore, sono arrivate altre segnalazioni?».

L’assessore: «Non ci sono rischi imminenti»

A replicare è stato l’assessore all’Ambiente Pier Luigi Tibaldi: «La situazione merita la massima attenzione ma è statica – ha spiegato – La ditta è inattiva, molto probabilmente era più pericolosa quando operava visto che scaricava in roggia… Con il fallimento in corso, c’è il tentativo di recuperare fondi per effettuare delle bonifiche, ma la spesa è ingente. Monitoreremo la situazione ma non ci sono rischi imminenti per la popolazione».

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La minoranza chiede il pugno duro

Dal consigliere Pietro Cereda è arrivato il suggerimento di usare il pugno duro: «E’ necessario che sia il Comune a sollecitare gli enti, non si può puntare solo sulla ex “Spatal”, è riduttivo – ha detto – Senza fare i conti in tasca a nessuno, la proprietà ha molte più disponibilità finanziarie dell’azienda fallita. Bisogna arrivare a un’ordinanza». Ma il sindaco Gianmaria Cerea ha replicato: «Se il Consiglio autorizza ad anticipare delle somme in caso ci fossero un rischio o danno concreto lo faremo – ha chiosato – Fosse così facile chiedere al privato di pagare 150mila euro…». Ma su questo punto il consigliere Matteo Ciocca ha fatto una precisazione: «L’Amministrazione non può chiedere la bonifica al proprietario dell’area se incolpevole, come appare in questo caso – ha fatto notare – Tuttavia, visto che è invendibile, il Comune potrebbe anticipare dei soldi e poi chiedere di essere risarcito nella misura del valore commerciale dell’area stessa».

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