Saluto fascista in aula e il sindaco di Agnadello caccia un cittadino seduto fra il pubblico, facendolo allontanare da un agente della Polizia locale. Un gesto fatto per sbeffeggiare un consigliere con il quale era in corso un alterco.

Saluto fascista in aula

Fuoco e fiamme tra il consigliere di maggioranza Giuseppe Maffioletti e un cittadino seduto fra il pubblico nell’ultimo Consiglio comunale, Marcello Giroletti. Il casus belli è stato l’impianto d’illuminazione pubblica a led installato dalla precedente Amministrazione guidata da Marco Belli. Dopo un intervento colorito del consigliere, infatti, Giroletti è intervenuto con un applauso ironico e poi ne è nato un alterco. Toni alle stelle e alla fine Giroletti per sbeffeggiarlo ha fatto il saluto fascista.

Casus belli l’impianto di illuminazione a led

«I led fanno cag… – è sbottato il consigliere Maffioletti rivolgendosi all’avversario di minoranza Mario Uberti – Infatti non ci sono i ricambi». Un’espressione un po’ troppo colorita, che ha interrotto l’intervento di Uberti, che invece ne stava decantando le qualità. Un linguaggio che ha suscitato l’applauso ironico di Giroletti, indignato.
«Chi ha battuto le mani? Bravo, complimenti…», ha però gridato infastidito Maffioletti, e così i due hanno finito per bisticciare.

La cacciata dalla sala consigliare

«Non conosci il regolamento? Tu non devi nemmeno parlare, devi stare muto e rassegnato», ha urlato il consigliere a Giroletti, e per tutta risposta quest’ultimo ha alzato il braccio in un saluto fascista.
«No, non sono fascista come te», ha replicato furibondo Maffioletti e a quel punto il primo cittadino Giovanni Calderara ha chiesto all’agente di Polizia locale presente di allontanare il cittadino dall’aula. Ma lui, prima di uscire, non ha mancato di invitare il consigliere a «essere più educato», riaccendendo la miccia, tanto che il sindaco ha minacciato di chiamare i carabinieri. «Chiami anche l’esercito», ha però tagliato corto Giroletti abbandonando la sala.

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Aggiornamento: «Nessuna ideologia»

A una settimana dall’episodio, Marcello Giroletti ha voluto fare una precisazione.

«Ribadisco che il mio era un gesto di sberleffo rivolto al consigliere Maffioletti, il quale mi aveva intimato poco prima di stare “muto e rassegnato” con un’espressione, quella sì, tipicamente fascista – si legge in una nota – Nessuna ideologia, dunque, nessuna convinzione politica dietro quel gesto (oltretutto sono stato per un triennio segretario del Partito Socialista locale). Solo la volontà di far capire al consigliere Maffioletti che, in democrazia, si usa un’altra terminologia»