Caravaggio

La comunità di Caravaggio piange Franco e Fabio Legramandi, padre e figlio deceduti a un giorno di distanza

Due vittime di un tumore, rispettivamente di 86 e 54 anni, entrambi legati da un tragico passato familiare.

La comunità di Caravaggio piange Franco e Fabio Legramandi, padre e figlio deceduti a un giorno di distanza

Questa mattina, la comunità di Caravaggio si è fermata per dare l’ultimo saluto a Franco e Fabio Legramandi, padre e figlio, deceduti rispettivamente il 21 e il 20 marzo. Un dolore profondo ha colpito la famiglia, che ha affrontato una cerimonia funebre commovente.

La malattia e la morte a distanza di 24 ore

Un destino tragico ha segnato la vita di Franco e Fabio, entrambi piastrellisti noti in città. Dopo aver combattuto contro una malattia devastante, entrambi si sono spenti in un intervallo di sole 24 ore. Per onorare la loro memoria, la famiglia ha scelto di celebrare i funerali lo stesso giorno, lunedì 23 marzo, in una chiesa parrocchiale affollata.

Un lutto precedente nel 2009

La famiglia Legramandi aveva già vissuto un dramma immenso nel 2009, quando un incidente stradale sull’autostrada del Sole portò via i due fratellini Micaela e Francesco, di 8 e 3 anni. Miracolosamente, la gemellina Maria e la madre Angela Salzano erano riuscite a salvarsi, sebbene fossero rimaste ferite. Il tragico evento si verificò mentre la famiglia si recava a Latina per un’importante occasione, ma l’auto si schiantò, causando la morte immediata dei piccoli. Anche allora, la Parrocchiale dei santi Fermo e Rustico accolse due bare, circondata dall’emozione della comunità.

Le esequie

Oggi, numerosi cittadini di Caravaggio si sono uniti per rendere omaggio ai due piastrellisti, professionisti stimati in città, durante le esequie celebrate alle 9.30. Il rito funebre è stato officiato da monsignor Giansante Fusar Imperatore, che ha messo in evidenza l’eccezionalità di un evento così luttuoso.

“Non capita certo frequentemente di ritrovarci a celebrare insieme il saluto a due fratelli della nostra comunità, legati oltretutto da parentela, padre e figlio – ha esordito nell’omelia – Ci stringiamo ai familiari, possiamo infatti solo immaginare quanto soffrano per questa perdita… ma la morte non è l’ultima parola, non è un momento di distruzione. Certo, comprendiamo quale Calvario il Signore ha chiesto a questi due fratelli e ai familiari che hanno dovuto prendersi cura di loro nella parte finale della loro vita, segnata da una lunga sofferenza, tuttavia dobbiamo ammirare la consapevolezza e il sostegno che hanno saputo dare soprattutto nel momento più faticoso del loro cammino. Siamo chiamati a riconoscere non solo la parte di male che caratterizza la vita delle persone, ma anche il bene, solo così custodiamo la speranza e non diventiamo persone pessimiste, che vedono sempre tutto negativo. Tanto bene viene compiuto anche nelle situazioni di male, anche se non fa lo stesso rumore. La speranza cristiana guarda oltre la realtà della morte, Gesù ci ha fatti certi di questo sia con la sua resurrezione sia con la relazione che abbiamo con lui, per l’eternità. Impariamo a custodire le cose belle della vita, che la morte non può distruggere: queste persone son ancora vive non solo nella nostra memoria ma nelle relazioni vissute, in quello che hanno trasmesso e insegnato. Diamo a Franco e Fabio un saluto cristiano: addio, cioè ci rivedremo in Dio quando il Signore ci accoglierà tutti nella sua casa”.

Al termine della funzione religiosa, i feretri sono stati portati fuori dalla chiesa, seguiti dai carri funebri che hanno accompagnato Franco e Fabio nel loro ultimo viaggio verso il tempio crematorio.