Le tensioni politiche a Fara, aggravatesi nel recente fine settimana, vedono un nuovo capitolo con minacce dirette ai seggi elettorali. La situazione, già tesa a causa di manifesti strappati, ha preso una piega preoccupante durante le consultazioni referendarie.
Minacce e provocazioni
Samuele Lo Faro, referente di Fratelli d’Italia, aveva già denunciato la rimozione dei manifesti per il «Sì» alla Polizia locale. Domenica pomeriggio, mentre si trovava al seggio come rappresentante di lista, Lo Faro è stato oggetto di attacchi verbali da parte del vicepresidente ANPI, Ernesto Colombo, che criticava la sua presenza con simboli di partito.
Verso le 15, mentre Colombo si recava al seggio con sua madre di 96 anni, ha lanciato pesanti accuse a Lo Faro, culminate in una minaccia a un familiare di quest’ultimo, che ha suscitato indignazione. Le forze dell’ordine presenti hanno confermato la legittimità della presenza di Lo Faro al seggio.
Reazioni e condanne
“Il confronto politico non deve mai trascendere nell’affronto personale. Quanto accaduto domenica segna un grave deterioramento del clima di dialogo democratico. È necessario porre rimedio per il bene della comunità e delle istituzioni”.
Lo Faro ha deciso di intraprendere azioni legali, richiedendo la relazione di servizio dell’agente di Polizia presente.
“Sono stato avvicinato da un esponente ANPI con toni accesi, mi sono allontanato per evitare conflitti. Tuttavia, la situazione è degenerata quando Colombo ha contestato la mia presenza in modo aggressivo, minacciando indirettamente una persona a me vicina. Questo comportamento è inaccettabile e deve essere denunciato, soprattutto in presenza di pubblici ufficiali”.
Colombo ammette l’errore
Colombo ha riconosciuto di aver oltrepassato il limite e si è scusato con Lo Faro, pur minimizzando la sua presunta minaccia:
“Non era mia intenzione minacciare, ma ho espresso una frustrazione in un momento di tensione. Ho chiesto scusa a Lo Faro, riconoscendo che le emozioni mi hanno travolto”.
Condanna delle intimidazioni
Lo Faro ha rifiutato le scuse, evidenziando la gravità del comportamento di un volontario della Croce Rossa:
“Il volontariato deve sempre essere un servizio, non uno strumento di intimidazione. È fondamentale mantenere la fiducia dei cittadini in chi presta soccorso, e la Croce Rossa deve valutare attentamente questi comportamenti”.
La posizione del sindaco Assanelli
Il sindaco Raffaele Assanelli ha condannato l’accaduto, invitando alla calma e a una politica più rispettosa:
“È necessario recuperare un modo di fare politica rispettoso, evitando provocazioni e scontri. Se ci sono state minacce, devono essere condannate senza ambiguità”.



