Gli effetti collaterali della guerra in Medio Oriente hanno colpito anche Pognano. A inizio marzo, tra gli oltre ottomila italiani bloccati negli Emirati Arabi Uniti a seguito dell’escalation militare tra Iran, Israele e Stati Uniti, c’erano anche la pognanese C.P. e sua figlia R.N..
Partite per Dubai a fine febbraio con altri familiari, tra cui un minorenne, le due donne non immaginavano che quella che doveva essere una semplice vacanza in famiglia si sarebbe trasformata in una corsa contro il tempo per trovare il primo volo disponibile per tornare a casa, lontano dall’incubo di raid aerei e missilistici.
“Il soggiorno sarebbe dovuto durare alcuni giorni – hanno raccontato – avevamo scelto come alloggio temporaneo un hotel in zona centrale, proprio di fronte al Burj Khalifa“.
Il conflitto e l’attacco al Burj Khalifa
Con i suoi 163 piani e un’altezza di circa 830 metri, il Burj Khalifa, inaugurato nel 2010, è riconosciuto come il grattacielo più alto del mondo, visibile da ogni angolo di Dubai. Sabato 28 febbraio, l’Iran ha lanciato alcuni droni militari nell’area circostante questo simbolo del rilancio economico della città.
“Quel pomeriggio, mentre eravamo proprio sul Burj Khalifa – hanno ricordato le due donne – abbiamo assistito agli attacchi e al lavoro della contraerea emiratina. All’improvviso sono iniziati alert e deflagrazioni. Non credevamo fosse possibile: fino a poco prima eravamo in vacanza e la situazione è cambiata drasticamente”.
Nei giorni successivi, la situazione è peggiorata, alimentando la paura di rimanere bloccati a cinquemila chilometri da casa per un tempo indefinito. Le notizie preoccupanti e i rumori di esplosioni vicine hanno turbato la tranquillità della vacanza.
“Si respirava un clima di forte incertezza – hanno continuato le due pognanesi – cercavamo aggiornamenti sulla situazione e sui voli, che continuavano a essere cancellati perché anche l’aeroporto aveva subito danni. Lo spazio aereo era stato chiuso e ci hanno trattenuto per alcuni giorni oltre la data di rientro prevista, senza sapere quando saremmo riusciti a tornare a casa”.
Il rientro a Pognano
Fortunatamente, dopo alcuni giorni di attesa, la famiglia è riuscita a trovare una via d’uscita.
“Dopo aver pazientemente atteso, ci siamo trasferiti in Oman per prendere un volo con diversi scali che ci permettesse di rientrare in Italia. Alla fine, una settimana dopo l’inizio del conflitto, siamo riusciti a tornare con un volo charter”.
Una volta tornate a Pognano, le due donne hanno potuto rassicurare amici e parenti preoccupati per la loro sicurezza. Nonostante il ritorno alla normalità, portano con sé una rinnovata consapevolezza.
“Ritrovarsi in un luogo dove la pace viene meno – hanno riflettuto – ci ha fatto capire quanto essa sia una condizione concreta e non un concetto astratto. Quando la pace è in pericolo, anche la normalità più semplice diventa impossibile. La pace non riguarda solo i Paesi in guerra, ma tutti noi: è qualcosa da preservare sempre”.