La scorsa settimana abbiamo inaugurato la rubrica dedicata all’infanzia, grazie ai consigli preziosi dell’educatrice trevigliese Roberta Ciocca, parlando di distacco. Eccoci al secondo appuntamento con la pappa!

Si diventa grandi… è il momento della pappa!

Il primo grosso cambiamento, che ci segnala che il nostro bambino sta crescendo, è l’introduzione della pappa, che va a sostituire progressivamente i pasti di latte. Questo periodo di graduale introduzione degli alimenti “dei grandi”, al posto del latte materno o artificiale, viene definito svezzamento.

Ansie e punti di domanda

Questa fase di crescita non è esente da ansie, inquietudini, insicurezze e domande che sorgono spontanee nei genitori che si approcciano allo svezzamento. È bene che questi dubbi vengano sempre esternati, senza paura di ricevere critiche o di essere giudicati: il pediatra, in primo luogo, ma anche le educatrici, sapranno offrire risposte e rassicurazioni. Vivere serenamente i cambiamenti è condizione fondamentale perché anche il bambino sia sereno: i bambini sono come spugne, assorbono i nostri comportamenti e stati d’animo e li fanno propri.

Lo svezzamento tradizionale

Esistono due tipi di svezzamento: quello tradizionale, consigliato dai pediatri, e l’autosvezzamento. Lo svezzamento tradizionale consiste nel somministrare al bambino la classica “pappa”, composta da brodo, verdura passata, omogeneizzati, creme di diverso tipo e successivamente pastina. Sarà il pediatra a definire la tabella di riferimento per l’introduzione progressiva dei diversi alimenti, per scongiurare la possibilità di reazioni allergiche a qualcuno di essi.

L’autosvezzamento

Si tratta di una pratica che ha preso piede negli ultimi anni, e consiste nel condividere con il bebè che si dimostra pronto a farlo, il pasto degli adulti, in una situazione di serena convivialità famigliare. Di solito il bambino intorno ai sei mesi inizia a mostrarsi incuriosito da ciò che mangiano “i grandi”: l’autosvezzamento vuole che questa curiosità venga assecondata dall’adulto, che deve sentirsi libero di offrirgli i cibi che lui stesso consuma, sminuzzati, o in pezzi più grandi da succhiare e sgranocchiare, senza seguire alcuna tabella di riferimento.

Il passaggio ai cibi solidi

Se si decide di percorrere la via tradizionale, si arriverà al punto in cui il bambino avrà introdotto tutti gli allergizzanti possibili (uova, lattosio, glutine, pesce, pomodoro..) e si potrà procedere a fargli assaggiare i piatti che mangiano gli adulti. È consigliabile cominciare con alimenti morbidi e facili da masticare, come la pasta ben cotta, il prosciutto cotto o la verdura bollita. Sarà il bambino stesso a indicarci quando è il momento di intraprendere questo ulteriore cambiamento: si mostrerà attratto dai cibi “dei grandi” e mostrerà di gradirli dopo averli assaggiati, perché più saporiti rispetto alla pappa di sempre.

E se il bambino non mastica?

Molti genitori temono che il proprio figlio non sia in grado di masticare adeguatamente i pezzetti di cibo solido che gli vengono proposti e tendono a posticipare in maniera eccessiva l’abbandono del piatto unico/pappa. Se si offre al bambino del cibo morbido e in piccoli pezzi, lo si allena a masticare e lo si prepara a sminuzzare cibi più complessi, come la carne: è bene dare fiducia al bambino, non permettere ai nostri timori di renderlo insicuro. Un bambino che viene lasciato libero di sperimentare e mettersi in gioco, aumenterà la sua autostima e crescerà sereno e sempre più autonomo.

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Qualche genitore potrebbe sentirsi più sicuro se seguisse un corso per la disostruzione delle vie aeree, che offre competenze di base, sempre utili anche in altre circostanze di vita quotidiana, per intervenire prontamente in caso di minaccia di soffocamento. È sufficiente fare qualche ricerca sul web per trovare corsi di questo tipo, organizzati da diversi enti sul territorio.

“Aiutami a fare da solo”

L’insegnamento della grande pedagogista Maria Montessori, può e deve essere applicato anche nell’ambito dell’alimentazione.  Spesso i genitori sono restii a permettere al bambino di mangiare da solo, preferiscono imboccarlo, così non si sporca e sono sicuri che abbia mangiato a sufficienza. Si possono però trovare dei compromessi, in modo che la naturale voglia di fare da solo che il bambino inizia a manifestare crescendo, non venga soffocata, ma assecondata, favorendo le esperienze, permettendogli di fare pratica nel maneggiare le posate e portarle alla bocca, nel toccare il cibo e viverlo a 360 gradi, conoscendolo con tutti i sensi, rafforzando l’autostima e contribuendo alla costruzione di un immagine positiva e sicura del sé.

Se il bambino non mangia

Questa modalità si rivela molto efficace nei casi in cui il bambino si rifiutasse di mangiare: lasciarlo libero di approcciarsi al cibo come meglio crede, anche toccandolo e manipolandolo, lo aiuterà a prendere confidenza con esso e a sbloccarsi, arrivando al punto di volerlo portare alla bocca per assaggiarlo. Lo svezzamento non va forzato, ogni bambino ha i propri tempi e noi adulti dobbiamo mettere da parte ansie e aspettative e leggere i bisogni che il bambino ci manifesta attraverso il linguaggio non verbale, soddisfacendoli.

A tavola come i grandi

E.Goldschmied, educatrice e pedagogista britannica, insegna che i bambini, alle stregua degli adulti, debbano utilizzare posate in acciaio, bicchieri di vetro e piatti in ceramica, per sentirsi parte della famiglia, capaci di fare e coinvolti nel momento del pasto. A questo pro è bene che non stiano nel seggiolone, in disparte, ma a tavola insieme al resto della famiglia (aiutandosi con dei rialzi o con apposite sedie più alte), per vivere a pieno il clima di convivialità che rende ogni pasto un momento affettivo di scambio e condivisione.

Il filo di Arianna

Una rubrica che si pone come obiettivo quello di fornire suggerimenti, confronti, riferimenti teorici e spunti che, come il filo donato nel mito a Teseo, possano essere d’aiuto a chi si trova ad attraversare il meraviglioso labirinto dell’educare. Oggi il primo appuntamento con la nostra educatrice Roberta Ciocca.

 

Roberta Ciocca, nata a Treviglio il 9 Febbraio 1986, diplomata presso il Liceo Classico dell’Istituto Salesiano Don Bosco di Treviglio, dottoressa in Scienze dell’Educazione presso l’Università degli Studi di Bergamo. Dal 2008 lavora come educatrice di Asilo Nido a Treviglio. Nel 2011 riceve diversi riconoscimenti letterari con un racconto ed un romanzo inediti.