«Settant’anni dedicati all’arte della pasticceria». Addio a Luigi Gamba, scomparso domenica, all’età di 81 anni. Orgogliosamente Cavaliere dal dicembre del 1991, Luigi Gamba, «Gigi» per chi lo conosceva bene è sempre stato riconosciuto da tutti come un maestro pasticcere, ma prima ancora per le sua amichevole e solare umanità.

I primi passi

Poco più che adolescente, cominciò a muovere i primi passi in un laboratorio artigianale di Romano, suo affezionato paese d’origine. Luigi Gamba infatti è l’undicesimo figlio di una numerosa famiglia di «Cascina Cappuccini». Dopo qualche anno, con l’aspirazione di allargare le sue conoscenze e competenze abbandona il primo impiego in un bar di Romano per iniziare l’esperienza all’Alemagna di Milano, all’epoca uno dei più prestigiosi stabilimenti dolciari a livello nazionale. È qui che Gamba apprende l’arte della preparazione del panettone, prodotto rinomato e divenuto marchio distintivo della pasticceria di cui era titolare. Passa qualche anno e Gamba, già professionista formato decide di compiere un ulteriore passo verso quella che si sarebbe rivelata essere la svolta della sua carriera professionale e non solo: è il 1958 quando rileva il suo primo laboratorio a Romano.

La sua pasticceria

È proprio tra queste mura che, impasto dopo impasto, nasce la sua «Pasticceria Gamba»: un laboratorio semplice senza vetrina, in cui i prodotti, una volta confezionati venivano caricati sulla Giardinetta per poi raggiungere i vari negozi cittadini. Brioches, paste frolle e biscotti per la maggiore con qualche torta di tanto in tanto. Poi, dal piccolo paese di Mozzanica è arrivata la svolta vera e propria: sua moglie, Colomba Baita e con lei la decisione d’inserire all’interno del laboratorio un bancone per la vendita diretta dei prodotti. Il successo non tarda ad arrivare, alimentato dalla qualità e dalla passione che anche nel lavoro li trova affiatati. Insieme ai numerosi riconoscimenti cresce ben presto anche la famiglia, impreziosita dalla nascita degli amatissimi figli Gigliola, Monica, Massimiliano e Roberta. È nel 1962 che la famiglia Gamba si trasferisce in quella che da quel momento sarebbe stata la città di casa, Martinengo. Nel 1973, a 15 anni dall’apertura della sua attività in proprio, Gamba e la moglie Colomba decidono di acquistare l’immobile in piazza Maggiore e concretizzare così quella che ancora oggi è la favola della Pasticceria Gamba, un nome tanto rinomato quanto famigliare, così come lo è sempre stato il suo padrone di casa.

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Martedì avrebbe compiuto 82 anni, 70 di attività

Dal 2002, anno in cui Luigi Gamba è andato in pensione, senza mai realmente lasciare quella pasticceria in cui spesso faceva ritorno per assistere alla preparazione dei panettoni e delle colombe o anche solo per un saluto, Gigliola con il marito Rinaldo, ha raccolto il testimone, continuando l’attività fondata dal padre. Innumerevoli sono stati in questi giorni gli attestati di cordoglio e di stima arrivati alla famiglia. E martedì, nel giorno in cui il maestro pasticcere avrebbe compiuto 82 anni e raggiunto i 70 anni di attività, tutto il centro storico si è stretto in un commosso silenzio, e il tempo per un attimo sembrava essersi fermato quando il carro funebre ha sostato davanti alla sua pasticceria. Quasi ci si aspettasse che come faceva sempre, Gigi uscisse dalla porta del negozio e volgendosi verso la piazza, sorridendo, rivolgesse un cenno di saluto ai famigliari e agli amici di una vita.

Il ricordo della nipote

“Ciao zio, mi è stato chiesto di scrivere un ricordo di te, ma la verità è che in questo momento le parole mancano anche a me – ha scritto la nipote – Come si fa a scegliere le parole giuste per ricordare qualcuno che ha sempre fatto parte della tua vita prima ancora che potesse iniziare? Un’impresa difficile, ma mai quanto la tua innata capacità di entrare nelle corde dell’anima di qualsiasi persona tu incontrassi, tu sapevi comunicare in un modo tutto tuo, fatto di gesti, battute e sorrisi che a poco a poco riuscivano a intessere con quella persona una relazione speciale, perché unica. La tua sola presenza ha sempre fatto la differenza, nel tuo laboratorio così come in famiglia. Sei stato per tutti e rimarrai ancora un vero punto di riferimento, perché tu zio ci sei stato sempre”

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