Fare i genitori è un “mestiere” difficile e non c’è un manuale che insegni come si fa. Ma anche essere bambini non è facile. Ecco qualche consiglio della nostra educatrice Roberta Ciocca per non temere più i capricci. Tutti i bambini fanno i capricci. Quindi se il vostro piccolo urla, pesta i piedi, piange o si arrabbia lanciando quello che ha in mano, niente paura: non è il solo e non significa che siate voi ad aver commesso un errore.

Genitori in balia dei propri figli

Molto spesso i genitori si sentono impotenti di fronte ai capricci, o anche in imbarazzo, se questi avvengono in presenza di altre persone,  allora fanno di tutto per far smettere il bambino di piangere il prima possibile, finendo per assecondarlo e causando così un precedente che darà il via ad una “catena di capricci” che diventerà sempre più difficile interrompere. Se assecondiamo il bambino dandogli quello per cui sta facendo il capriccio, di qualunque cosa si tratti, gli stiamo insegnando che questo è il modo giusto per ottenere quello che vuole. Cosi facendo rinforziamo il comportamento negativo, causando sicuramente il suo ripetersi nel tempo: il bambino capisce che facendo i capricci ottiene quello che vuole, ed esercita così il suo “potere” sui genitori.

Ignorare per educare

L’atteggiamento corretto da tenere di fronte ad un bambino che urla, picchia e si ribella in risposta a un “no”, è quello di ignorarlo. È sempre molto importate verbalizzare, spiegandogli che il suo è un comportamento che a mamma e papà non piace e quindi non viene accettato. Il bambino continuerà a piangere e urlare, ma rendendosi conto che questa sua modalità relazionale non causa alcuna reazione da parte del genitore, smetterà e si avvicinerà per cercare  il contatto e il dialogo in una maniera diversa e positiva.

Il rinforzo positivo

È proprio allora che il genitore dovrà mostrarsi felice del fatto che il bambino abbia smesso di piangere ed urlare, dovrà abbracciarlo, asciugargli le lacrime, dargli ascolto e attenzione. Questo modo di agire insegna al bambino che solo comportandosi in maniera rispettosa e positiva potrà ottenere attenzioni da parte di chi ama. A questo punto sarà possibile rispiegargli  con parole semplici e con tranquillità la motivazione del “no” che ha scatenato il capriccio, giungere, se possibile o se la situazione lo richiede, ad un compromesso (es. non puoi mangiare il cioccolato prima di cena, ma se finirai quello che hai nel piatto potrai averne un pezzetto dopo mangiato) e indirizzare l’attenzione su altro.

I limiti che danno sicurezza

I bambini sono per natura egoisti. Vogliono tutto e si comportano come se tutto gli fosse dovuto. Questo atteggiamento innato va educato. I bambini ci mettono continuamente alla prova: tentano di fare quello che gli abbiamo impedito di fare, testano il limite entro cui possono muoversi. È fondamentale che la figura educante (genitori, nonni, educatori) si mostri incorruttibile di fronte alle regole che ha stabilito. I bambini hanno un vitale bisogno di avere dei paletti entro cui muoversi, sperimentare e crescere. Questi limiti che l’adulto gli pone, permettono al bambino di sapere fin dove può arrivare e gli danno sicurezza. Contribuiscono a renderlo sicuro di sé, autonomo, sereno e consapevole del pericolo. Molto interessante in merito è la lettura del libro: “I no che aiutano a crescere” della psicoterapeuta infantile britannica Asha Phillips.

Il rispetto dell’ “autorità

Saper mettere paletti e regole, mantenere il controllo della situazione, gestendo il capriccio senza ansia e senza senso di colpa, contribuisce a rendere il genitore o comunque la figura educante, una figura autorevole (che è ben diverso da “autoritaria”), da stimare, amare e rispettare. Questo contribuisce a instaurare e portare avanti con il tempo una relazione positiva che si rinsalderà e rimarrà tale durante tutto il percorso di crescita del bambino.

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Quando il capriccio vuole dirci qualcosa

I capricci sono uno degli strumenti che il bambino ha a sua disposizione per esprimere il proprio stato d’animo e dirci qualcosa di lui. Finora abbiamo preso in considerazione il caso in cui il capriccio si tratti di una ribellione alle regole, un mettere alla prova i genitori, una libera espressione del naturale egoismo e egocentrismo del bambino. In alcuni casi però i pianti e le urla dei bambini sono la manifestazione della rabbia che stanno provando e che non riescono a verbalizzare (perché non ne possiedono gli strumenti adeguati) e ad esprimere diversamente.

Porsi delle domande

Quando si trova davanti ad atteggiamenti di ribellione e protesta continua da parte del bambino, correlati magari da gesti di stizza nei suoi confronti, il genitore deve interrogarsi ed esaminare la situazione per capire se ci sia stato qualche cambiamento recente ad aver causato scompensi nell’equilibrio del proprio figlio. Senza pensare a situazioni eclatanti, cambiamenti in grado di causare tali reazioni nei bambini possono essere per esempio la nascita di un fratellino/sorellina, il rientro al lavoro della mamma dopo un lungo periodo trascorso insieme, un recente trasloco.

Rispondere ai bisogni del proprio bambino

In questi casi il capriccio è l’espressione prorompente di un bisogno, che va capito e a cui va data una risposta. E bene insegnare ai bambini a riconoscere l’emozione della rabbia, che scatena il capriccio (così come è bene che i bambini imparino a riconoscere e nominare tutte le emozioni). A tale scopo esistono dei libri che possono essere letti insieme: “I colori delle emozioni” di Anna Llenas e “Che rabbia!” Della collana “Babalibri”, per citarne due. Una volta che ha preso dimestichezza con l’emozione della rabbia, si possono trasmettere al bambino delle strategie per gestirla: una di queste è il barattolo della calma montessoriano, che si può facilmente costruire insieme a casa, seguendo uno dei tanti tutorial online.

Passare del tempo insieme

La rabbia che scatena il capriccio può, semplificando, essere ricondotta alla voglia di trascorrere del tempo con mamma e papà. Dare al bambino attenzioni, fare attività insieme, giocare insieme all’aria aperta, ritagliarsi il tempo per leggere un libro, condividere momenti: sono tutti accorgimenti che rendono il bambino sereno, alleviano il nostro senso di colpa per quando ci dobbiamo allontanare da casa e affidarlo alla cura di altre persone (per lavoro o altre incombenze) e alleviano così la rabbia del bambino che si sente amato e al sicuro.

Il filo di Arianna

Una rubrica che si pone come obiettivo quello di fornire suggerimenti, confronti, riferimenti teorici e spunti che, come il filo donato nel mito a Teseo, possano essere d’aiuto a chi si trova ad attraversare il meraviglioso labirinto dell’educare. Ecco il terzo appuntamento con la nostra educatrice Roberta Ciocca.

 

Roberta Ciocca, nata a Treviglio il 9 Febbraio 1986, diplomata presso il Liceo Classico dell’Istituto Salesiano Don Bosco di Treviglio, dottoressa in Scienze dell’Educazione presso l’Università degli Studi di Bergamo. Dal 2008 lavora come educatrice di Asilo Nido a Treviglio. Nel 2011 riceve diversi riconoscimenti letterari con un racconto ed un romanzo inediti.