Dall’ammodernamento della chirurgia alla nascita di una struttura all’avanguardia di Flebologia, la branca della medicina che si occupa delle patologie delle vene.
Un progetto che nasce da lontano, nel 2012, su spinta del dottor Giovanni Sgroi, e che nell’ultimo anno è diventato punto di riferimento per la cura delle varici e vanto per l’Azienda socio sanitaria Bergamo Ovest. Succede all’ospedale di Romano.

La riorganizzazione di Chirurgia

“Tutto è nato sei anni fa dall’esigenza di strutturare per competenza l’area chirurgica aziendale”   ha premesso Sgroi, responsabile del progetto.  “A Treviglio, ad esempio, c’erano due reparti di Chirurgia e una “Day Surgery”, ma erano completamente slegati tra loro. Un paziente veniva ricoverato “a caso” e non aveva la garanzia di avere uno stesso trattamento a livello di protocollo e linee guida. L’idea era quindi quella di creare un’unica piattaforma. Un sogno che è diventato realtà nell’ottobre del 2017”. I pazienti oggi vengono quindi ricoverati e indirizzati a uno specifico reparto, in base alla loro patologia. Chi, ad esempio, si reca al Cup per un problema di calcoli renali, verrà inviato verso un unico ambulatorio, dove la tipologia di cure è la medesima in tutta la Asst Bergamo Ovest. “E’ stata realizzata una divisione per competenze – ha proseguito il dottor Sgroi – Ora all’ottavo piano dell’ospedale di Treviglio viene trattata la chirurgia ad alta intensità, mentre il primo piano è dedicato alla bassa intensità. E poi c’è il “Day Surgery” per gli interventi di livello ambulatoriale. Il tutto viene diretto al livello dipartimentale dal sottoscritto. Vuol dire che qualsiasi collega effettua visite e interventi sulla base di un protocollo unico, che segue determinate linee guida nazionali e internazionali».
Non solo, tutto il personale, che prima era distinto e separato, ora forma un’unica equipe che riguarda Primo piano, Ottavo piano, Day Surgery e ambulatori. In questo modo viene anche ampliata l’offerta all’utente. In precedenza, infatti, capitava che nessuno dei servizi fosse attivo in un determinato giorno. Oggi, invece, viene coperta tutta la settimana.

La Terapia delle varici e il laser

E’ all’interno di questa riorganizzazione che è stata posta grande attenzione alla “Terapia delle varici”. Ma di cosa si tratta? “Prima veniva effettuata in siti diversi e in modo obsoleto, con tecniche invasive – ha spiegato Sgroi – Si è quindi deciso di modificare tutta la procedura, allineandola alle linee guida del Ministero che, tra l’altro non prevede il ricovero per questo tipo di interventi. L’area di Flebologia è stata affidata al dottor Edoardo De Angelis, un medico esperto in questo campo e con grande visibilità, visto che è segretario lombardo della “Società Italiana di Flebologia”. Suo il merito di aver costituito l’equipe si occupa di questa patologia”. L’Asst ha quindi deciso di puntare sull’ospedale di Romano per questa specializzazione, dove è stato creato un polo di attrazione pubblico che non ha eguali a livello regionale. Viene utilizzata la tecnica delle ‘Fibre Laser’, un metodo che dà risultati immediati, non lascia alcun segno e permette al paziente di tornare immediatamente a casa. In pratica, queste fibre, sotto la guida di un ecografo, si infilano nella vena malata e la «riparano». Un servizio dove in un anno sono stati visitati ben 3 mila pazienti, con circa 300 interventi.

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“Una piccola rivoluzione”

«Il nuovo centro di Flebologia di Romano, che ha permesso anche di valorizzare l’intero presidio ospedaliero, è quindi figlio della completa riorganizzazione aziendale della Chirurgia – ha sottolineato il dottor Giovanni Sgroi – Una strategia che ci ha anche permesso di diventare centro di riferimento per quanto riguarda la cura del cancro all’esofago e allo stomaco e di ottenere la certificazione per il nostro trattamento dei tumori colon-rettali. Non solo. Siamo anche diventati Centro di Alto Volume per la cura del cancro a pancreas e fegato, perché siamo passati dai 4-5 casi all’anno del 2012 agli attuali 25-30. Merito di quel progetto nato sei anni fa, ma anche della nostra direttrice generale Elisabetta Fabbrini, che ha creduto in questa piccola “rivoluzione” e ha permesso di renderla realtà un anno fa».

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