Aborto farmacologico, in Lombardia ancora scarsa la possibilità di scelta per le donne di utilizzare un metodo meno invasivo e più sicuro. In alcuni ospedali capita di dover attendere addirittura tre settimane prima dell’intervento. Una situazione per nulla rosea come denuncia il comitato promotore della campagna “Aborto al sicuro”, portata avanti da Radicali Italiani e dall’Associazione Luca Coscioni.

Aborto in Lombardia: troppo attesa

Il riferimento è all’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera che, in un’intervista aveva affermato che in Lombardia non ci sono liste d’attesa per le interruzioni volontarie di gravidanza. In una lettera firmata da quasi 30 medici impegnati a fare applicare la legge 194 in Lombardia il comitato promotore sottolinea, invece, che ci sono ospedali, anche fra quelli che effettuano il più alto numero di interruzioni volontarie di gravidanza, in cui capita spesso che dal momento dell’accoglienza della donna all’esecuzione dell’intervento trascorrano tre settimane. Si tratta di un tempo troppo lungo se si considera che più la gravidanza procede più aumentano i rischi sanitari dell’intervento. All’aborto farmacologico, inoltre, possono accedere solo le donne che vengono accolte tempestivamente, entro la settima settimana.

“In Lombardia vi sono strutture senza lista d’attesa, in effetti. Sono le strutture che semplicemente chiudono la lista quando si esauriscono i posti della giornata – puntualizza Sara Martelli, coordinatrice della campagna – oppure quelle strutture pubbliche, ben il 13%, dove, contro la legge, viene dichiarata l’obiezione di coscienza da parte di tutti gli operatori e dove non esiste un servizio che dirotti almeno le donne verso altri ambulatori con un appuntamento. Le donne respinte per mancanza di posti devono farsi carico di trovare da sole un ospedale che le accetti entro i tempi previsti dalla Legge”.

Ecco il video realizzato per la campagna “Aborto al sicuro”:

Aborto farmacologico: offerta ancora scarsa

A queste criticità va aggiunta la significativa bassa capacità lombarda di offrire alle donne la possibilità di scegliere il metodo farmacologico che la letteratura scientifica riconosce da decenni come meno invasivo e più appropriato in termini di protezione da rischi sulla salute. La Lombardia, dati alla mano, è fra le regioni peggio organizzate in questo senso: oltre metà delle strutture lombarde offre il metodo farmacologico in meno del 5% delle interruzioni volontarie di gravidanza totali.

Leggi anche:  A Lurano un albero per ogni bimbo nato nel 2018 FOTO

Le proposte di “Aborto al sicuro”

Per far fronte a queste e altre difficoltà nell’applicazione della legge sull’interruzione volontaria della gravidanza, la campagna “Aborto al sicuro” contiene una serie di iniziative, una delle quali è la presentazione in ogni regione d’Italia di proposte di legge che contengono indicazioni cruciali per il miglioramento delle singole situazioni.

“La legge 194/78 è una legge nazionale eppure in ogni regione la sua applicazione segue percorsi diversi – commenta l’avvocato Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni – Da qui l’idea di rivolgere le proposte applicative a tutti i consigli regionali, perché tutte le donne che vivono in Italia possano avere lo stesso diritto di accesso all’interruzione di gravidanza. Il nostro pacchetto di proposte pone anche una questione di ordine finanziario poiché alcune misure comporteranno risparmi economici significativi permettendo di dirottare fondi sulla prevenzione o altre iniziative più cruciali e strategiche”.

La prima regione attivatasi su questo è la Lombardia. Qui l’associazione radicale milanese Enzo Tortora si è spesa con tantissime realtà, politiche e non solo, in una grande mobilitazione popolare raccogliendo quasi il doppio delle firme necessarie (3.436 in più delle 5000 previste) per presentare il testo di legge.

La III Commissione Regionale Sanità e Politiche Sociali ha già ricevuto e ascoltato i rappresentanti del Comitato per avviare l’iter legislativo e a breve fisserà una nuova udienza. “La speranza è che sia un’occasione di confronto proficua anche con l’assessore Gallera”, concludo dall’associazione.

TORNA ALLA HOME