Campagna choc anti eutanasia,arriva anche a Bergamo l’iniziativa sostenuta dal locale circolo Pro Vita e Famiglia e dal Popolo della Famiglia. Una scelta che non mancherà di suscitare un forte dibattito.

Campagna choc anti eutanasia

«Marta, 24 anni, anoressica, potrà farsi uccidere. E se fosse tua sorella? Alessandro, 18 anni, bullizzato. Potrà farsi uccidere. E se fosse tuo figlio? Maria, 70 anni, ha un tumore. Potrà farsi uccidere. E se fosse tua nonna? Lucia, 45 anni, disabile. Potrà farsi uccidere. E se fosse tua mamma? #NOEUTANASIA». Questi sono i messaggi pubblicitari che già campeggiano in diverse città italiane e che da oggi arriveranno anche a Bergamo.

Popolo della Famiglia “Libertà di uccidere”

I circoli bergamaschi del Popolo della Famiglia sostengono pienamente le ragioni della campagna pubblicitaria messa in atto da Pro Vita e Famiglia di Bergamo e dalle altre associazioni aderenti, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla legalizzazione del suicidio assistito che, in seguito al caso Cappato e per la mancata azione della politica, avverrà tra pochi giorni a seguito di una sentenza della corte costituzionale.

«Quella messa in atto da Pro Vita è sicuramente una campagna-choc e qualche benpensante la accuserà volentieri di fare terrorismo psicologico – dichiara Massimo Dal Passo, coordinatore provinciale del PdF – ma purtroppo ciò che dice è vero: essa descrive esattamente la deriva a cui porterà la legalizzazione dell’aiuto al suicidio e che è dimostrata da quanto già succede nei Paesi europei che da più tempo hanno introdotto l’eutanasia. Una volta stabilito per legge che quello alla vita non è più un diritto inviolabile, niente impedisce a un medico, a un giudice o a un parente di decidere al posto di una persona malata o sofferente se essa ha diritto a vivere oppure no. Sbagliano quanti pensano che questo sia la conquista di un nuovo diritto dell’individuo: lo chiamano “libertà di morire”, in realtà è una “libertà di uccidere”».

“Liberi fino alla fine”, la manifestazione a Roma

Iniziative d’impatto sono state organizzate anche dai sostenitori dell’eutanasia legale. Proprio oggi, giovedì 19 settembre, a Roma in piazza San Giovanni Bosco ci sarà la manifestazione “Liberi fino alla fine”, organizzata dall’associazione “Luca Coscioni” e condotta da Neri Marcorè. nel corso dell’evento in programma dalle 17 alle 23, presso i giardini oggi intitolati a Piergiorgio Welby, Marco Cappato e Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni accoglieranno sul palco artisti, giornalisti e protagonisti del mondo culturale nazionale. L’evento ospiterà anche le testimonianze di Mina Welby, Beppino Englaro, Valeria Imbrogno, Mario Riccio, Chiara Rapaccini (compagna di Mario Monicelli) e i parenti degli altri attivisti che hanno combattuto pagando sulla propria pelle la mancanza di una legge sul fine vita.

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La politica è immobile, ci pensano i giudici

Quello che i due fronti stanno cercando di ottenere è di chiedere un intervento al Parlamento prima che sia troppo tardi. La Corte Costituzionale ha infatti fissato come termine ultimo per colmare il vuoto legislativo sul tema il 24 settembre, ma ad oggi non esiste un testo di legge pronto. Tutto nasce dalla vicenda di Marco Cappato e Dj Fabo, l’uomo che l’esponente dei Radicali ha accompagnato in una clinica in Svizzera per aiutarlo a morire per poi autodenunciarsi una volta tornato in Italia. Sul banco c’è l’incostituzionalità dell’articolo 580 del codice penale, che istituisce il reato di istigazione al suicidio. Ma il Parlamento, che ha avuto un anno di tempo dalla Corte per legiferare, è rimasto immobile. Toccherà quindi alla Consulta esprimersi in merito, la prossima settimana.

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