Codice rosso ma senza risorse in più nella Magistratura e nelle Forze dell’ordine. Uno strumento utile contro la violenza sulle donne un po’ spuntato. Se ne è parlato ieri, lunedì, in sala consigliare a Rivolta.

Codice rosso: poche risorse

Codice rossoLe scarse risorse messe a disposizione dallo Stato per affrontare il problema, il lessico fuorviante con cui generalmente si parla di violenza di genere e la necessità di superare il muro dell’indifferenza che si erge anche di fronte a maltrattamenti in pubblico sono i tre aspetti fondamentali emersi dalla serata di ieri, 25 novembre. E’ il messaggio che è arrivato forte e chiaro lunedì dalla serata “Codice rosso …uno strumento contro la violenza” organizzata in sala consiliare  dall’Amministrazione comunale insieme al Centro antiviolenza Sportello donna Treviglio-Rivolta, cooperativa sociale “Sirio” e “Rete Con – Tatto” di Crema.

“Per il Codice rosso non sono state messe a disposizione nuove risorse né in Magistratura né tra le Forze dell’ordine, quando poi ci scappa il morto ci si chiede di chi sia la colpa – ha detto l’avvocato Cecilia Gipponi – le vittime hanno bisogno di chiarezza perché non sono delle poverette né delle stupide e non devono essere prese in giro: devono sapere quello che trovano così come gli orfani di femminicidio occorre lo sblocco dei dieci miliardi stanziati per loro”. E ancora: “Il codice rosso interviene quando ormai tutto è già successo, nessuno deve pensare che la violenza non lo riguardi”.

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