Cyberbullismo, come difendere i nostri figli. Si tratta di un fenomeno che, purtroppo, sta prendendo sempre più piede. L’uso smodato ed errato del web ha portato a una nuova forma di violenza. Il bullo non è più solo “davanti a te”, ma è ovunque e può raggiungere tutti. Ne parliamo nella nostra rubrica con l’educatrice Roberta Ciocca.

Cyberbullismo: un fenomeno da non sottovalutare

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Che cos’è il cyberbullismo? La parola significa “bullismo online”: è un tipo di attacco continuo, ripetuto, offensivo, attuato mediante gli strumenti della rete. Può coinvolgere sia persone adulte, che minorenni. Si tratta di attacchi che avvengono da parte di uno o più “bulli” a danno di una “vittima”: far circolare delle foto spiacevoli, attaccare verbalmente su chat e social network, inviare mail o messaggi contenenti materiale offensivo, può causare un grave danno psicologico nelle vittime.

È più dannoso del bullismo

Il cyberbullismo ha delle caratteristiche che lo rendono capace di attacchi più violenti e dannosi nei confronti delle vittime. Il molestatore può infatti essere anonimo ed è comunque “protetto” perché si trova dietro a una tastiera e non attacca di persona la sua vittima. Questo senso di protezione lo rende più forte e aggressivo, si sente libero di dire, aggredire, agire contro la vittima senza temere conseguenze. Il fatto che il cyberbullismo avvenga via sms, mail, o in un forum privato online, rende più difficile reperire i messaggi e porvi rimedio. Il cyberbullismo investe la vittima ogni volta che si connette al mezzo elettronico utilizzato dal cyberbullo: questa assenza di limiti spazio temporali rende più ampio e invasivo il fenomeno. Il cyberbullismo, secondo gli articoli 135 e 197 del Codice Penale, è perseguibile penalmente.

Le vittime

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Le vittime sono, come nel bullismo tradizionale, attaccate perché “diverse”, per aspetto estetico, timidezza, orientamento sessuale, abbigliamento, opinioni personali. La vittima diventa tale perché generalmente ansiosa, più debole rispetto ai coetanei, manca di autostima e fiducia in se stessa, è emotiva e incapace di comportarsi con decisione. Tende a isolarsi e fatica a stringere rapporti con i coetanei. Non parla della situazione che sta vivendo perché teme di subire torti più gravi.

Il cyberbullo

È solitamente più forte dei ragazzi della sua età, vuole che l’attenzione sia incentrata su di lui e necessita di autoaffermarsi. È aggressivo anche verso gli adulti e fatica a rispettare le regole. Usa la violenza per imporsi e non mostra sensi di colpa. I suoi complici lo appoggiano perché hanno generalmente paura di lui. L’atteggiamento dei cyberbulli è causato da un disturbo comportamentale. Ricerche dimostrano che nel cervello dei bulli si accendono i centri del piacere proprio nel momento in cui compiono azioni malvagie ai danni altrui. Indubbiamente anche l’ambiente li condiziona: generalmente l’atteggiamento emotivo dei loro care giver è freddo e distaccato, lo stile educativo delle figure di riferimento è permissivo, non pone limiti agli atteggiamenti aggressivi del bambino e si avvale spesso di punizioni fisiche.

Tipi di cyberbulismo

Flaming: messaggi online violenti e volgari mirati a suscitare battaglie verbali in un forum.
Molestie: spedizione ripetuta di messaggi insultanti, mirati a ferire qualcuno.
Denigrazione: sparlare di qualcuno in rete per danneggiare la sua reputazione.
Sostituzione di persona: farsi passare per un’altra persona per spedire messaggi o pubblicare testi dal contenuto offensivo e molesto.
Inganno: ottenere la fiducia di qualcuno per poi divulgare le informazioni confidate, attraverso i mezzi elettronici.
Esclusione: escludere una persona da un gruppo online per farla sentire emarginata.
Cyberpersecuzione: molestie ripetute e minacciose atte a incutere paura a una persona
Minaccia di morte. Qui la spiegazione e superflua e le conseguenze sono spesso drammatiche.

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Le conseguenze psicologiche del cyberbullismo

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Le conseguenze psicologiche del cyberbulismo spaziano dalla vergogna e dall’imbarazzo, all’isolamento sociale, fino ad arrivare a varie forme depressive, attacchi di panico, atti di autolesionismo e addirittura tentativi di suicidio.

Come prevenire il fenomeno

Molto spesso gli atti di cyberbullismo iniziano come un gioco, i cyberbulli non si rendono conto della gravità delle loro azioni e dei danni che possono causare. Il materiale offensivo divulgato in rete, infatti, si diffonde in maniera capillare, non controllata e rapidamente, tramutandosi in un fenomeno di dimensioni inestimabili. Fondamentale per prevenire il cyberbullismo è parlarne. A scuola e in famiglia. Rendere noto il fenomeno, le modalità con cui si pratica e i danni che può provocare: la consapevolezza della pericolosità di certe azioni, può infatti contribuire a limitarne la frequenza. È inoltre importante non lasciare che i ragazzi si isolino nell’utilizzo spropositato e solitario dei mezzi elettronici a disposizione, ma favorire il dialogo in famiglia e con gli insegnanti a scuola, in modo da coltivare un rapporto di fiducia che possa farli sentire al sicuro e liberi di confidarsi nel caso in cui fossero vittime di soprusi e attacchi in rete.

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La posizione del MIUR

Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, con la direttiva numero 16 del 5 febbraio 2007 descrive le linee di indirizzo generali e le azioni a livello nazionale per la prevenzione e la lotta al bullismo, mettendo al primo posto l’informazione, rivolta a studenti, insegnanti e personale scolastico, e lo strumento educativo basato anche su provvedimenti disciplinari rivolti a bulli e cyberbulli. Gli strumenti d’azione attualmente in uso sono: il numero verde nazionale 800 66 96 96 e i due social del MIUR, pensati e realizzati insieme ai ragazzi: www.webimparoweb.eu e www.ilsocial.eu : si gratta di piazze virtuali in cui i ragazzi under e over i 13 anni possono raccontare le proprie esperienze ed emozioni, denunciando così eventuali disagi e sentendosi compresi, protetti e non giudicati.

Il filo di Arianna

Una rubrica che si pone come obiettivo quello di fornire suggerimenti, confronti, riferimenti teorici e spunti che, come il filo donato nel mito a Teseo, possano essere d’aiuto a chi si trova ad attraversare il meraviglioso labirinto dell’educare. Oggi il nuovo appuntamento con la nostra educatrice Roberta Ciocca.

 

Roberta Ciocca

Roberta Ciocca, nata a Treviglio il 9 Febbraio 1986, diplomata presso il Liceo Classico dell’Istituto Salesiano Don Bosco di Treviglio, dottoressa in Scienze dell’Educazione presso l’Università degli Studi di Bergamo. Dal 2008 lavora come educatrice di Asilo Nido a Treviglio. Nel 2011 riceve diversi riconoscimenti letterari con un racconto ed un romanzo inediti.