Lunedì 3 dicembre 2018 alle 13.00 avrà luogo la prima udienza degli attivisti che il 14 ottobre 2011 all’alba occuparono il tetto di un capannone dell’allevamento di cani razza beagle di Green Hill di proprietà della multinazionale Marshall. Davanti al Tribunale di Brescia ci saranno cittadini e attivisti che testimonieranno la loro solidarietà agli imputati.

Green Hill, il lager dei beagle

“Questo lager deve chiudere!”era scritto sullo striscione calato dai cinque attivisti dal tetto del capannone n.1 dell’allevamento di cani di Montichiari Brescia. Sotto quel tetto erano detenuti quasi 900 cani, tutti in attesa di essere spediti verso i laboratori di vivisezione di tutta Europa. Con un solo storico blitz gli attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill squarciarono il silenzio rivelando quella realtà di animali prigionieri e l’orrore della vivisezione.

D’Angelo: “Grazie a loro si salvarono 2500 cani”

A distanza di anni settimana prossima avrà luogo la prima udienza del processo contro gli attivisti alla luce quello che già molti sapevano: racconti e immagini di terribile e straordinaria brutalità. Sara D’Angelo, portavoce del Coordinamento Fermare Green Hill ricorda: “Fu grazie all’occupazione del tetto che si arrivò allo svuotamento del lager alla chiusura dell’allevamento nel novembre del 2016 mentre per il proseguimento della campagna Fermare Green Hill sono stati determinanti i video e le denunce rilasciate dagli attivisti sostenuti per tutta quella lunga notte di attesa dai compagni accorsi da ogni parte vegliando sulla loro incolumità e trattando con la polizia. E’ sintomatico – continua Sara D’Angelo – che solo una azione eclatante come quella di 5 persone che salgono su un tetto per più di un giorno faccia notizia sui media anche nazionali, mentre viene ignorato il destino di 2500 cani che stanno in gabbia a vita prima di essere inviati in laboratori di ricerca dove verranno sottoposti ad atroci e crudeli esperimenti”.

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