A Caravaggio si è svolta una serata di riflessione dedicata alle nuove generazioni e agli spazi dell’abitare.
La docente e scrittrice Elena Granata in città
“C’è stato bisogno che arrivasse in Italia, a Reggio Emilia, una principessa, come nelle fiabe, per dirci quanto sono importanti i bambini e ricordarci quale esperienza, bagaglio culturale e tradizione educativa ha il nostro Paese”.
Questa affermazione, che richiama la recente visita di Kate Middleton, ha catturato l’attenzione delle oltre 120 persone presenti al convegno organizzato dalla “Fondazione don Pidrì e don Pierino”, intitolato “Dove siamo finiti? Le sfide per abitare insieme (giovani e adulti) in un tempo complicato”. L’incontro, tenutosi all’oratorio “San Luigi Gonzaga”, ha visto come relatrice Elena Granata, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano, vicepresidente della Scuola di Economia Civile, editorialista e scrittrice. Sono stati affrontati temi legati soprattutto alle nuove generazioni, in un periodo in cui a Caravaggio si discute ampiamente del fenomeno dei «maranza», delle baby gang e dell’integrazione di ragazzi stranieri, a seguito di alcuni spiacevoli episodi avvenuti proprio al “San Luigi”.
Granata ha sottolineato come la presenza di bambini intorno a noi ci renda più accudenti, mentre la loro assenza ci renda insofferenti. Una società che mostra indifferenza verso bambini e adolescenti è destinata a diventare violenta. Durante l’intervista condotta da Ezio Zibetti, la relatrice ha esplorato diversi aspetti riguardanti i giovani di oggi, il loro rapporto con la scuola, il lavoro, la politica, gli spazi e le generazioni.

Essere giovane oggi
Durante il dialogo è emerso che i giovani di oggi si sentono disillusi e spesso non conoscono i propri talenti. È fondamentale reintrodurre l’attenzione ai primi 14 anni di vita nelle politiche pubbliche, periodo in cui si diventa cittadini e che richiede un ripensamento degli spazi urbani (sicurezza, scuola, gioco, ambiente). L’Italia, attualmente, ha il numero più basso di cittadini tra i 20 e i 34 anni in Europa, una fascia di età che soffre di difficoltà occupazionali. La soluzione risiede nell’adottare politiche inclusive che mettano al centro le nuove generazioni, affrontando anche il problema delle rendite.
“Il messaggio depressivo che stiamo dando è che non serve lavorare quando si può vivere di rendita grazie a innumerevoli case e attività, come accade a Milano, chiedendo qualunque cifra. Quella non è una cifra morale ma una droga, da biasimare almeno quanto la cocaina. Avidità che invece troviamo normale ma non lo è, affossa una generazione che non può emergere: non può comprare casa né affittarla perché se la contende con i turisti, i salari sono bassissimi, c’è la cultura dei ‘lavoretti’ per cui una prestazione fatta da un 30enne vale meno di quella di un 60enne, secondo l’idea che la gavetta debba durare almeno 20 anni. Lavoro sottopagato anch’esso considerato normale. La Chiesa deve fare di più nello stigmatizzare certi comportamenti. Una coppia di 30enni è destinata alla povertà se non ha rendite e questo è inconcepibile”.
Il modello scolastico attuale, di stampo novecentesco, non si adatta alla realtà quotidiana dei giovani. Inoltre, la scarsa conoscenza dell’Italia è allarmante, dato che i ragazzi viaggiano più all’estero che nel proprio Paese, dove i costi sono proibitivi. Granata ha proposto l’idea di un percorso di “Erasmus” italiano, organizzato dalle scuole, che favorisca uno scambio culturale tra giovani italiani di aree diverse.
Cortocircuito: adulti come ragazzini e bambini come adulti
È emersa una riflessione sul confine sempre più labile tra giovani e adulti.
“Si ‘adultizzano’ i piccoli, con le bambine che a 4-5 anni nelle feste organizzano il trucco… e poi si ‘bambinizzano’ gli adulti, davvero pochi quelli che hanno consapevolezza del ruolo pubblico, civile e culturale che può giocarsi. Questo lo ascrivo al modello culturale e sociale che ci è entrato nella pelle, che ci impone di essere sempre giovani, e se donne, magre e belle. Ma anche sempre al lavoro e il capitalismo ci mette fretta: ci sono studi su come è aumentato il passo delle persone che vivono in città. Noi corriamo e non sappiamo perché, alla fine della giornata non abbiamo fatto tutto quello che abbiamo voluto, una pressione che hanno addosso anche i bambini, che hanno una vita satura di cose e non hanno più lo spazio dell’ozio, del tempo libero. La bellezza dei tempi morti non c’è più, soprattutto per le donne. Tutto questo ha ripercussioni sulla nostra disponibilità alle relazioni sociali, l’incontro con l’altro diventa disturbante. Dobbiamo smantellare questo stile di vita e trovare piacere nelle relazioni quotidiane, che invece ci pesano”.
Integrazione difficile e il fenomeno dei “maranza”
Non è mancata la domanda sulla convivenza con culture diverse e il fenomeno dei “maranza”.
“Il problema non è l’incontro con altre culture e religioni, ma con persone disagiate – ha affermato – Pensiamo al caso di Davide Cavallo, c’è l’abitudine alla violenza. Sono tante le esperienze positive con giovani provenienti da altri Paesi. Il bene non fa notizia. Esistono poi casi difficili e dobbiamo capire perché si è arrivati a quella situazione e come ‘smontare’ quella energia negativa che porta a espressioni violente. La strada è quella delle relazioni umane: credo fermamente che in una città che si riprende i suoi spazi, condivisi da famiglie, giovani, anziani, anche i più violenti sono più facilmente neutralizzati, ma se gli spazi sono solo loro allora le città diventano luoghi molto pericolosi”.
Granata ha anche sollevato interrogativi sul perché i giovani si sentano disillusi, in crisi e pieni di paure, chiedendosi quanti adulti capaci di ascoltarli abbiano incontrato nel loro cammino.
“Ognuno cresce solo se sognato, se guardato”, ha affermato.
La distanza dalla politica non vuol dire disimpegno
“Non sono i giovani che hanno disertato la politica, ma è la politica che ha disertato loro – ha concluso – quella partitica che parla di argomenti che non interessano concretamente la loro vita non interessa più”.
I ragazzi, ha evidenziato, si impegnano nel sociale e nel volontariato, occupandosi di questioni concrete che impattano sul loro futuro, come la sicurezza delle strade, l’ambiente e la disabilità.
La serata si è conclusa con un caloroso e spontaneo applauso.