A Botuverà, Brasile, si parlano due lingue. Portoghese e, pensate un po’, un misto di dialetto bergamasco-veneto. Anche la messa si dice in bergamasco.

Una festa bergamasca oltreoceano

Chi l’avrebbe mai detto che in America Latina, a più di 9mila km di distanza in linea d’aria si celebrasse, ogni anno, una “Festa bergamasca”, un’intera giornata dedicata alla nostra terra, una festa nel corso della quale i nostri “cugini” brasiliani parlano solo in dialetto e si vestono con abiti storici che rievocano i vestiti degli antichi coloni italiani giunti in Brasile?

Alessandro Tirloni, da Bariano a Botuverà

Assurdo a crederci, ma è così. A Botuverà la cultura bergamasca è più viva che mai. Merito di Alessandro Tirloni, nato a Bariano nel 1852 ed emigrato in Brasile, ha avuto 12 figli che hanno dato vita a una comunità bergamasca attiva ancora oggi. Dalla sua impresa nacque un’intera città, quella di Botuverà appunto. Nel 1909 il barianese decise di tornare nella Bassa, ma oltreoceano i suoi discendenti portano avanti con orgoglio il ricordo dell’antenato.

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Messa in bergamasco

Pensate che alcuni anni fa, nel 1996, un parroco della cittadina brasiliana – manco a dirlo, imparentato con la famiglia Tirloni – ha ottenuto dal Pontefice il permesso per la traduzione di un libretto della messa in bergamasco. Così, mentre nella Bassa la messa è rigorosamente in italiano da molti anni, a Botuverà, letteralmente dall’altra parte del mondo, almeno una volta l’anno “Sa dìs la Mèssa ‘n bergamasch”.

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