Sono stati pubblicati ieri i dati dell’Inail sugli infortuni sul lavoro a Bergamo e provincia. E i numeri non sono per niente rassicuranti. Tanto che i sindacati hanno lanciato un allarme unitario

Infortuni sul lavoro a Bergamo, i dati

Sono stati in media 50 al giorno gli infortuni sul lavoro a Bergamo e provincia nel 2017. Complessivamente nella Bergamasca si sono registrati 14.286 infortuni, con un picco dell’1,88% rispetto all’anno precedente. Anche gli Open Data INAIL 2018, cioè le denunce di infortuni non ancora certificati come tali, segnalano un alto numero di casi, 14.078 rispetto ai 14.163 del 2017. Un calo quasi irrilevante, inaccettabile. Soprattutto, quel che è peggio è che nel 2018 sono stati registrati 20 decessi, 5 in più rispetto ai 15 del 2017.

L’allarme dei sindacati

In merito alla pubblicazione, oggi, dei dati INAIL definitivi sugli infortuni sul lavoro certificati per l’anno 2017, Angelo Chiari per la CGIL, Danilo Mazzola per la CISL e Saverio Capuzziello della UIL di Bergamo sono intervenuti con una nota.

“Quelli comunicati dall’INAIL come definitivi e certificati rispetto alle denunce di infortuni presentate dai lavoratori sono dati allarmanti. Numeri nudi e crudi che ci parlano della quotidiana sofferenza inflitta nella carne viva del lavoro. Statistiche che, in trasparenza, ci parlano di persone rimaste mutilate, ustionate, invalide per colpa del lavoro, ci parlano anche di nuove drammatiche morti. Su quei dati, come CGIL, CISL e UIL non abbiamo cavalcato un allarmismo fine a se stesso ma consapevoli di ciò che stava avvenendo sui posti di lavoro abbiamo cercato di agire subito coinvolgendo tutte le istituzioni preposte e tutte le parti sociali e datoriali perché unitariamente si desse una risposta reale ed efficace”.

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Il protocollo provinciale e i gruppi di lavoro

Da queste iniziative, fatte proprie poi dal Prefetto, si è arrivati alla stipula di un Protocollo provinciale sottoscritto da quaranta soggetti. Da quel documento, all’inizio del 2018, hanno preso il via dieci gruppi di lavoro con il compito di delineare una strategia atta a ridurre il fenomeno. Bisognava riaffermare la dignità del lavoro, un lavoro sicuro, che non uccide.” Nonostante questo gli infortuni non sono calati, tanto che i sindacati avevano organizzato nel novembre 2018 una manifestazione davanti alla Prefettura.

Bisogna fare di più

“Ora, siamo convinti che tutti insieme, conConfindustria e con i rappresentanti della piccola e media industria e degli artigiani, dobbiamo fare di più su questo tema: è necessario che dentro le imprese si affermino un’effettiva responsabilità sociale e ambientale, relazioni industriali partecipative e una contrattazione aziendale finalizzata anche al miglioramento continuo della sicurezza e degli ambienti di lavoro. Va contrattata e costruita con i delegati sindacali e i Rappresentanti dei Lavoratori alla Sicurezza (RLS) una ‘filiera della sicurezza’ partendo dalle aziende più grandi e che coinvolga fornitori, appaltatoti e subappaltatori, affinché vengano certificate procedure, formazione e diffusione delle informazioni di base. Dobbiamo pretendere la definizione delle procedure di tutte le fasi produttive aziendali. Quello alla salute e alla sicurezza è un diritto primario e insopprimibile. Un diritto che deve entrare nella coscienza civile, nazionale e territoriale di tutti”.

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