Invasione di nutrie e cinghiali: Brivio (Coldiretti) “Siamo in piena emergenza”. In aumento l’ammontare dei danni e la diffusione dl problema sul territorio.

Ripensare al rapporto tra caccia e ambiente

Bisogna ripensare al rapporto tra caccia, agricoltura e tutela dell’ambiente, partendo da un nuovo sistema di confronto e di interventi più incisivi, che consenta una volta per tutte, di affrontare in modo concreto e definitivo il grave problema dei danni causati dalla fauna selvatica. Ad affermarlo è Coldiretti Bergamo sulla base delle continue e sempre più pressanti segnalazioni che quotidianamente riceve dalla propria base associativa.

“Purtroppo nella nostra provincia stiamo assistendo ad un escalation di questo fenomeno, che vede coinvolti soprattutto cinghiali e nutrie – afferma Alberto Brivio, presidente di Coldiretti Bergamo – la presenza di questi animali sul territorio è sempre più radicata ed estesa ed è praticamente fuori controllo. In gioco non ci sono solo la tutela dell’ambiente e la salvaguardia delle attività agricole, ma anche la sicurezza stradale e la salute delle persone”.

Bisogna intervenire

Coldiretti Bergamo sottolinea la necessità di intervenire al più presto per porre fine al quotidiano bollettino di guerra che sta stravolgendo le campagne e creando apprensione tra i cittadini.

Le nutrie devastano le colture, riducono a colabrodo i canali e le difese spondali e, spingendosi fin sulle strade e nelle periferie urbane, rappresentano un pericolo anche per la circolazione stradale. Inoltre portano con sé il rischio di diffusione di parassiti potenzialmente dannosi per la salute degli uomini. La loro presenza non è più limitata alla pianura, diversi esemplari infatti sono stati avvistati anche in Valle Seriana. Lo scenario è grave anche per quanto riguarda i cinghiali. Le mandrie di questi ungulati si sono moltiplicate ed estese a macchia d’olio su gran parte del territorio provinciale, con effetti devastanti: distruggono i raccolti nei campi, sterminano gli animali allevati, colpiscono gli agricoltori anche nel loro diritto di lavorare e di avere prospettive di impresa. Sempre più spesso sono anche causa di incidenti, che in diversi casi si sono rivelati mortali. Si calcola che siano circa 400 gli incidenti stradali provocati dai cinghiali in Lombardia dal 2013 a oggi.

“Per quanto riguarda le nutrie, il Piano di contenimento ed eradicazione 2018/2020 recentemente approvato dalla Giunta regionale è sicuramente un passo un avanti e dimostra la volontà di affrontare la situazione – dice Brivio – ma il problema è tutt’altro che risolto. Invece relativamente alle azioni di contenimento del numero dei cinghiali, va preso atto che la legge attualmente in vigore è ormai superata e non è rispondente alle reali necessità. Su questo aspetto siamo in linea con le associazioni venatorie, riteniamo sia importante collaborare con loro e con gli enti preposti per arrivare a definire un nuovo quadro normativo”.

Legislazione obsoleta

Secondo Coldiretti Bergamo una legislazione obsoleta unita all’interpretazione rigida o “strumentalmente” ambientalista di alcune norme frena la riuscita di qualsiasi intervento e il problema continua non solo a protrarsi nel tempo ma a ingigantirsi.

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Qualcosa si sta già muovendo a livello lombardo. Coldiretti Bergamo esprime apprezzamento per l’operato dell’assessore regionale all’Agricoltura, all’Alimentazione e ai Sistemi Verdi Fabio Rolfi, che si sta assumendo la responsabilità di gestire a livello regionale la questione della proliferazione incontrollata dei nocivi, impegnandosi a portare anche a livello nazionale la necessità di modificare l’attuale legislazione affinché si possano attuare forme di contrasto, che oggi assumono la caratteristica di urgenza, per l’efficace controllo di questi animali prima che sia troppo tardi.

“Non stiamo parlando di un problema di poco conto – conclude Brivio – visto che le nutrie i cinghiali e altre specie selvatiche sono responsabili ogni anno di centinaia di migliaia di euro di danni. Si stima che negli ultimi tredici anni i danni causati dalla fauna selvatica in Lombardia abbiano raggiunto almeno i 17 milioni di euro e che nella sola provincia di Bergamo, nell’ultimo anno, abbiano superato i 200 mila euro”.

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