Kalica, la casa per i disabili in Geromina, a Treviglio, diventerà realtà. L’associazione presieduta da Emilia Ruggeri è riuscita nell’impresa di acquistare l’immobile che ora, però, dovrà essere ristrutturato. “E la prima pietra la posarono i miei genitori…”

Kalica e la famiglia

L’idea di Kalica (Bocciolo d’amore) nasce all’interno della famiglia. Quella di Emilia, per l’esattezza. I suoi genitori Rinaldo, 90 anni e Croce di 85 sono sposati da 65 anni (e da poco hanno festeggiato il loro anniversario – nella foto) e hanno avuto e cresciuto quattro figlie: Emilia, Graziella, Tiziana e Luigina. La loro casa a Osio Sotto, dove vivono dal 1966 (quando lasciarono Gandino) è piena d’amore con 8 nipoti e 7 pronipoti (con due in arrivo ad aprile).

“I miei genitori hanno sempre fatto i contadini, hanno cresciuto le figlie in modo esemplare, insegnandoci il rispetto verso gli altri, e l’onestà – ha raccontato Emilia – Mio padre ci ha sempre detto “nella vita se volete essere delle buone persone servono tre cose: saper chiedere scusa quando sbagliate, saper dire di no ai vostri figli quando serve, perché i si, non aiutano a crescere, e qualsiasi lavoro facciate, fatelo sempre in modo onesto, perché il bene porta bene, il male porta male”.

Il primo mattone

Così cinque anni fa nasce Kalica, un’associazione di volontariato per disabili. Emilia conosce bene questa realtà: è mamma di un ragazzo disabile molto grave costretto sulla sedia a rotelle.

“Con l’associazione volevo aprire una pizzeria (appunto Kalica, la pizzeria della solidarietà che si trova in via Milano a Treviglio) però l’associazione non aveva soldi, e quando abbiamo chiesto un finanziamento ci è stato negato perché non avevamo che pochi spiccioli. Senza i primi 10mila euro non avremmo potuto far nulla – ha proseguito – Un giorno ero a casa dei miei genitori e mio padre mi ha chiesto a che punto fosse il mio progetto. Io gli spiegai che non sapevo se sarei riuscita a realizzarlo perché la banca mi aveva chiesto una cifra iniziale e non sapevo se l’avrei trovata e quando. Lui si alzò e andò in camera. Quando tornò aveva in mano un assegno da 10mila euro. Io non li volevo perché so che si fa fatica con una pensione di 900 euro in due, ma lui ha insistito tanto, mi ha detto che voleva che io portassi avanti il mio progetto, che riteneva giusto quello che volevo fare. Allora ho accettato e 15 giorni dopo Kalica poteva nascere”.

La pizzeria solidale

La presidente Emilia Ruggeri con la vice Ferdinanda Lorenzi, la segretaria Maria Grazia Manenti e il consigliere Stefania Maver

La pizzeria è stata aperta il 1 aprile 2016 e continua a lavorare grazie all’impegno dei volontari e alle donazioni ricevute da amici e persone che hanno creduto nel nostro progetto. La casa ora c’è, anche se l’atto notarile è previsto a dicembre. In seguito partirà il progetto già pronto e da presentare all’Ats per trasformala in Casa famiglia per disabili in carrozzella.

“Tutto questo è stato possibile grazie a mio padre e mia madre, due anziani con pensione minima – ha precisato per ringraziare ancora una volta i genitori del grande gesto di generosità – Senza il loro contribuito oggi non ci sarebbe nulla”.

La vita dei disabili in carrozzella

Ma perché realizzare una Casa famiglia per disabili in carrozzella?

Perché di case famiglia ce ne sono tante, ma nemmeno una per disabili in carrozzella – ha chiarito Emilia – Quando noi genitori diventiamo anziani, è dura gestire un figlio che non cammina e va lavato e imboccato, e si finisce con l’accudirlo male e questo non è giusto. Anche i disabili hanno diritto a una vita dignitosa. Ma soprattutto – e questa è una domanda che non ci fa dormire la notte – quando non ci saremo più, i nostri figli dove finiranno? Non auguro a nessuno questo pensiero, è una cosa che ti spacca il cuore, ecco il perché della Casa famiglia per disabili in carrozzella, per aiutare i genitori anziani che non ce la fanno più, e perché chi se ne va, possa chiudere gli occhi più serenamente sapendo che i loro figli saranno in un posto al sicuro e ben assistiti”.

Un sogno che ora potrà finalmente diventare realtà. Le famiglie che ne faranno richiesta, però, dovranno essere disposte a vivere con il figlio/a all’interno della Casa famiglia, almeno fino a quando non si sarà ambientato/a considerandola casa sua.

“Solo a quel punto i genitori potranno staccarsi e venire a trovarlo regolarmente – ha spiegato Emilia – Questo pere evitare traumi legati al distacco dalla famiglia”.

Come aiutare Kalica

Ma le difficoltà non sono certo finite. L’immobile acquistato in Geromina è costato 320mila euro e nonostante le donazioni l’associazione ha dovuto accendere un mutuo di 210mila euro. “Abbiamo una bella rata mensile da pagare – ha concluso Emilia – per questo chiediamo il  vostro aiuto. Chi crede nel nostro progetto, e vuole aiutarci, sempre se può permetterselo, può inviare una piccola donazione a Kalica c\c BCC credito cooperativo TREVIGLIO BG. filiale ARCENE – IT 69 S088 9952 5400 0000 0202 369. Inserendo i propri dati verrà rilasciata regolare ricevuta da scaricare nel 730. Oppure potete aiutarci e venire numerosi a mangiare la nostra pizza. Il nostro motto è: ogni pizza mangiata da Kalica è un mattoncino per la Casa famiglia”.

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Per info visitate la Pagina Facebook di Kalica, pizzeria della solidarietà oppure Kalica Associazione.

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