La diagnosi del disturbo ADHD e il suo trattamento sono due delle tematiche più dibattute quando si parla di deficit di attenzione e iperattività. Il passo fondamentale è riconoscere il primo possibile l’ADHD, ancora quando il soggetto si trova nell’età infantile. Meglio dunque rivolgersi a chi «mastica» tutti i giorni la materia, come Carlo Ignazio Cattaneo, psichiatra, dottore di ricerca in Neuropsicofarmacologia clinica (PhD) e collaboratore del Mood Center Brescia della BrainStimulation Italia. Nei bambini la frase classica di genitori, famigliari e insegnanti è «secondo noi è iperattivo». Altri sintomi sono l’assenza di perseveranza, la difficoltà nel mantenere l’attenzione, un’eccessiva attività motoria, disorganizzazione, l’impulsività e diversi altri. Inoltre è bene sapere che le manifestazioni comportamentali devono presentarsi in più di un contesto. Significa non solo a casa, ma anche al lavoro o a scuola.

La diagnosi del disturbo ADHD in età adulta

Spesso può succedere che la diagnosi del disturbo ADHD sia fatta anche in età adulta. Facciamo un passo indietro: questo disturbo del neurosviluppo molto spesso permane anche con lo scorrere del tempo manifestandosi con iperattività, irrequietezza e impulsività. E ciò che può causare sono problematiche nell’ambito sociale, scolastico e lavorativo. L’ADHD si modifica, evolve, perciò in età adulta si tratta di un disturbo più «sporco» e mascherato da altri sintomi. Può succedere infatti che il paziente chieda aiuto per una dipendenza da sostanze, alcool o comportamentale. Ma anche per un disturbo dell’umore e altri problemi correlati. E che sotto a tutto ciò vi sia invece l’ ADHD. Soprattutto nell’età adulta occorre dunque affidarsi a psichiatri specializzati, con competenza in materia.

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Le modalità di trattamento

È bene sapere che il trattamento del disturbo in questione prevede un intervento terapeutico farmacologico. Esistono dei protocolli che vengono applicati dopo uno screening diagnostico effettuato da centri esperti e addestrati. Spesso tali trattamenti sono anche affiancati da terapie di tipo psicologico o di training cognitivo comportamentale (coaching). In questo modo si insegna al paziente la strategia per «tamponare» e per convivere nel migliore dei modi con le limitazioni date dall’ADHD. Il futuro è ancora da scrivere. Un gruppo di esperti del settore sta ragionando sulla possibilità di accompagnare i trattamenti descritti poco fa con terapie di stimolazione magnetica transcranica profonda. Al momento la costruzione di metodiche di trattamento si trova ancora in fase sperimentale.

 

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