Ripristinare la leva obbligatoria per insegnare educazione e rispetto ai ragazzi. La proposta del ministro degli Interni Matteo Salvini ha dato il via a un lungo dibattito. Discussione nella quale ora si inseriscono anche gli alpini che, con un comunicato stampa, si schierano per il sì al fianco del vicepremier.

Leva obbligatoria gli alpini favorevoli

“Oggi – scrive l’Ana –  a 13 anni dalla sospensione del servizio di leva, si avverte la necessità di colmare un vuoto educativo che sta toccando in maniera trasversale tutti gli ambiti della società, dalla scuola alla famiglia, dalla Chiesa alla politica. LʼAssociazione Nazionale Alpini, come altre associazioni dʼArma, chiede  alla politica di interessarsi di un problema culturale ed educativo. Si tratta di tornare a seminare nelle nuove generazioni il senso della responsabilità verso quello che è il bene comune.  Di fatto noi chiediamo il ripristino di un periodo di servizio obbligatorio dei giovani a favore della Patria nelle modalità che la politica vorrà individuare.

Basta con il mito del buon selvaggio

Non sfugge che il concetto educativo nelle nuove generazioni oscilla tra il polo delle competenze e quello del mito del buon selvaggio, ovvero lʼidea che debbano crescere liberi perché poi arriverà la stagione delle responsabilità – prosegue l’Ana –  Lʼidea è appunto quella di chiedere ai giovani di assumersi la responsabilità attraverso un servizio al Paese, incontrando una sensibilità che sta crescendo non solo nelle associazioni dʼArma ma anche tra la gente, nel popolo. Tale servizio non necessariamente deve essere un servizio armato ma sicuramente un ausilio alle istituzioni militari e non ma sempre rivolto al bene comune della Patria.

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Previsto dalla Costituzione

“L’articolo 52 della nostra Costituzione non è stato cancellato – sottolineano gli Alpini –  e quindi lʼobbligo al servizio dovrebbe imporsi come elemento cardine, allo stesso modo dellʼobbligo scolastico. Dire ad un giovane “se non hai voglia non partecipare”, significa escludere proprio coloro che sono più disattenti a queste tematiche. Noi la sensibilità al servizio abbiamo potuto assimilarla sotto naja, oggi dovrebbe essere ugualmente un bagaglio formativo imprescindibile per un giovane che si appresta ad entrare nella società”.

Anche per le femmine

“Lo Stato dovrebbe concorrere a ricreare urgentemente un terreno in cui ogni giovane debba essere educato e poter crescere in coscienza civica, per sfuggire alla desertificazione del senso comune – concludono le penne nere –  Si tratta di una necessità che si avverte sempre più forte nel Paese analogamente ad un senso di smarrimento, per il venir meno di punti di riferimento certi, a tutto vantaggio di un individualismo che sembra frantumare il senso di responsabilità civile e sociale. Nel chiedere il ripristino di un servizio obbligatorio per tutti i giovani, maschi e femmine, crediamo sia possibile creare le condizioni per un rilancio morale e sociale del nostro Paese, evitando di
consegnare questa speranza esclusivamente al mercato”.

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