C’era un silenzio composto e irreale oggi pomeriggio in piazza Ss. Fermo e Rustico ad attendere il 18enne Mattia Rapetti, per il suo ultimo viaggio. Il giovane, che frequentava la classe quinta del liceo Galileo Galilei di Caravaggio, si è spento domenica mattina all’ospedale di Treviglio, dopo tre giorni di ricovero per una polmonite poi drammaticamente degenerata.

L’omelia

A rompere il silenzio sono state le parole dell’ex vicario dell’oratorio di Caravaggio don Umberto Zanaboni, che ha detto, rivolgendosi alla moltitudine di ragazzi, parenti e conoscenti che affollavano la chiesa: “In questo momento più che di pregare viene da farci tante domande: come è possibile morire così a 18 anni? Perché Signore ci hai abbandonato? Ma non dobbiamo commettere l’errore di arrabbiarci con Dio, perché da Padre non potrebbe mai togliere la vita a uno dei suoi figli – ha detto don Umberto – Il Signore è colui che muore al nostro fianco. E se non fossimo certi che ora Mattia sta stringendo la sua mano insieme a quella della Beata Vergine di Caravaggio, a cui la sua nonna è tanto devota, allora davvero non penso sarebbe possibile pensare di riuscire a superare un dolore così grande, che spacca il cuore”.

Il ricordo degli amici

mattia rapetti

E sono stati tanti i ricordi letti dagli amici e le amiche di Mattia, “Petti” per alcuni o semplicemente “Rapetti” per altri. Tra tutte quelle parole affettuose e personali lette con la voce rotta e gli occhi lucidi però, una in particolare sembra racchiuderle tutte: bontà. Perché gli abbracci avvolgenti, i sorrisi sempre pronti e quelle risate fragorose dispensate da Mattia sono stati una costante nel ricordo dei compagni di classe, così come delle amiche del cuore. “Mattia c’era sempre per tutti e la sua assenza ora si sente più che mai. A scuola come in famiglia o in compagnia lui è sempre stato il collante, l’anima del gruppo – hanno letto gli amici – Riusciva ad andare d’accordo con tutti e non faceva sentire nessuno escluso. Siamo fortunati ad averlo avuto come amico, resterà scolpito nei nostri cuori come un piccolo sole che ci illumina”.

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Le parole della mamma

Ma a scuotere nell’intimo tutti i presenti è stato il coraggio e l’amore che solo una mamma può avere per il proprio figlio. Dopo aver cantato con il coro parrocchiale infatti, la mamma Floriana Avogadri, è salita sull’altare e al microfono ha detto inizialmente rivolgendosi agli amici del figlio Mattia: “Grazie ragazzi, Mattia è sempre stato un ragazzo buono e disponibile con tutti, ma grazie ai vostri racconti ho scoperto un altro suo lato, divertente e giocoso. Penso che al Signore, che mi ha dato due angeli, ne servisse uno e così si è preso Mattia, che ora starà già abbracciando qualcuno in paradiso più che il contrario, viste le sue dimensioni da gigante buono – ha ricordato mamma Floriana – Mattia amava fare del bene, l’ha sempre fatto per tutti, io ora vi chiedo tornando a casa di prendere uno dei fiori che ci sono qui in chiesa per lui: una volta a casa abbracciate i vostri figli, i vostri familiari, soprattutto le persone con cui avete litigato, perché domani non avete la certezza che ci saranno ancora. Fate in modo che Mattia non sia morto per nulla. Fate del bene come amava fare lui”.

E all’uscita da chiesa, ad accogliere Mattia c’erano le note di “Stay with me”, a suggellare ancora una volta che Mattia, in qualche modo, è ancora qui con noi.