Tutti guardavamo (giustamente) al Palafacchetti scoperchiato, alle case e ai capannoni devastatie agli allagamenti in centinaia di cantine. Ma in pochi si sono accorti che il maltempo di lugliostava per fare una vittima decisamente importante, nel più completo silenzio: l’agricoltura. A tamponare i danni ci ha pensato tuttavia un accordo tra il Comune di Treviglio e il Consorzio di bonifica della Media pianura bergamasca.

Consorzio di bonifica e la roggia Moschetta

Siamo tra Brembate e Pontirolo. Durante il downburst di luglio, la sponda orografica sinistra della roggia Moschetta – una dei tre importantissimi corsi d’acqua che bagnano la città e permettono di irrigare centinaia di ettari agricoli del suo circondario – cede completamente. Tra i cinquanta e i sessanta metri di roggia vengono letteralmente coperti da un mare di fango, detriti, alberi schiantati, così che di colpo l’intero sistema irriguo a sud del cedimento resta completamente «a secco».

Campi a rischio siccità

«La situazione era preoccupante – racconta il dirigente di area tecnica del Consorzio Antonio Montanaro – Abbiamo dovuto interrompere la presa delle acque alle bocche del Brembo e intervenire velocemente, perché il rischio era lasciare in piena stagione irrigua decine e decine di agricoltori senza acqua per giorni». Il Comune di Treviglio ha quindi sollecitato il ripristino dell’alveo della Moschetta.
Ma che fare nel frattempo? «In circa una settimana di lavoro abbiamo svuotato dai detriti e rimesso in sicurezza il corso d’acqua – continua Montanaro – Mentre per garantire l’acqua agli agricoltori abbiamo messo in funzione per la prima volta il sistema di emergenza costituito dal laghetto Fumagalli. Da lì abbiamo pompato circa due metri cubi di acqua al secondo per l’intera settimana, garantendo il flusso minimo indispensabile all’irrigazione».

Leggi anche:  Benji e Fede tornano a "Le Due Torri" per l'instore di "Good Vibes"

Il progetto del Consorzio di bonifica

Il progetto del laghetto-riserva, finanziato lo scorso anno dal Consorzio, si è rivelato vincente. «Una scelta ben ponderata e oculata – commenta il presidente del Consorzio Franco Gatti – Il sistema è nato contro l’emergenza siccità, ma anche in questo caso è stato determinante».
Con una superficie di 16 ettari e aree verdi altrettanto vaste lungo le sue sponde, il lago dell’ex cava Fumagalli è profondo circa venti metri. Funziona come un serbatoio: essendo collegato alla roggia Moschetta da potenti pompe elettriche, rende possibile pompare acqua nella rete irrigua anche quando la siccità (o un incidente, come in questo caso) la fa mancare, garantendo così continuità alle forniture e limitando i danni ai raccolti, che con l’estremizzazione del clima in corso sono sempre più frequenti e costosi.
Il progetto completato nei mesi scorsi ha richiesto un investimento a sei zeri da parte del Consorzio: 2,4 milioni di euro solo per acquistare la cava dopo una procedura fallimentare. I laghetto «serbatoio» garantisce oggi circa 3,5 milioni di metri cubi di riserva. A regime, la roggia ne «vuole» quattro al secondo.

TORNA ALLA HOME