Ninna nanna… sogni d’oro per tutti! E quando la giornata è finita e abbiamo superato tutte le piccole e grandi difficoltà ecco che arriva il momento di andare a dormire. Ma non è sempre così facile… Ne parliamo con la nostra educatrice Roberta Ciocca.

Ninna nanna… sogni d’oro per tutti!

È assodato che, dal momento in cui si diventa genitori, se la vita si riempie di gioia e amore, alle notti viene a mancare un po’ di sonno! È inevitabile che nei primi mesi di vita il neonato si svegli di notte, per motivi fisiologici quali la poppata o le coliche intestinali. Si tratta però di una parentesi di vita momentanea, che va risolvendosi con la crescita del bambino.

Quando i bambini cominciano a dormire tutta notte?

Ninna Nanna

Non esiste un momento preciso e uguale per tutti. Sicuramente crescendo il bambino non avrà più bisogno del pasto notturno, che è la causa principale dell’interruzione del sonno. Generalmente accade che chi viene allattato al seno tenda di più a svegliarsi la notte per cucciare. Questo atteggiamento non è sempre dovuto alla fame, si tratta spesso di una voglia di coccole, di vicinanza della mamma, che porta il bambino a cercarne la presenza e il contatto durante le ore notturne, per tranquillizzarsi e continuare a dormire. Succede anche che i bambini non allattati si sveglino la notte cercando il biberon, il movente è lo stesso: sono in cerca di coccole, vogliono stare tra le braccia dei genitori e utilizzano questa “strategia” per conciliare e riprendere il sonno.

 

Quando eliminare la poppata notturna

Una volta che il bambino è stato svezzato, è bene cominciare a eliminare l’abitudine alle continue poppate notturne, specialmente se diventa una difficoltà per la mamma, che dorme poco e male, e minaccia anche la qualità del sonno del bambino, che risulta spezzato, causando possibile nervosismo durante la giornata. Non si tratta di un cambiamento facile da affrontare, perché il bambino si ribellerà, piangendo, alla decisione di negargli il seno/biberon di notte: è bene munirsi di buona volontà, pazienza e costanza, tenendo ben presente che l’obiettivo è il bene del bambino, che verrà così reso più autonomo e sicuro di sè. È possibile aiutarsi in questo intento offrendogli dell’acqua o la camomilla, invece del latte, al momento del risveglio. Non trovando il latte, si sveglierà sempre con minore frequenza, fino a non farlo più! Anche il ciuccio, per chi ne fa uso, è un’ottima alternativa in questo caso.

Il co-sleeping

Il termine indica la pratica del condividere lo stesso letto, dormendo insieme, bambini e genitori. Si tratta di un’usanza che sta prendendo sempre più piede ed è al centro di diversi dibattiti. I sostenitori di questa pratica ritengono sia una cosa del tutto naturale, che asseconda le necessità e i bisogni del bambino e facilita l’allattamento notturno alla mamma. I medici obiettano mettendo il co-sleeping tra le cause della SIDS, la cosiddetta morte in culla. C’è poi chi ritiene che la pratica non educhi il bambino all’autonomia. A questo proposito la psicologa Alessandra Bortolotti, nel suo libro “E se poi prende il vizio?”, afferma che prima del terzo anno di vita i bambini non acquisiscono i ritmi del sonno come sono nell’adulto. Una volta superati i tre anni saranno invece pronti a dormire nella loro stanza in maniera spontanea e naturale.

Ninna nanna

Il metodo Estivill

Nel suo libro “Fate la nanna”, il medico spagnolo Eduard Estivill, descrive un metodo infallibile per abituare i bambini fin da subito ad addormentarsi da soli nel proprio letto. Il metodo, a grandi linee, consiste nel lasciare piangere il bambino, tornando a consolarlo dopo periodi di tempo sempre più lunghi, finché non si addormenta. Secondo il medico, ripetendo questo rituale ogni sera, accadrà che il bambino si addormenterà da solo, nel suo letto, senza più piangere. Il metodo è al centro di dibattiti accesi, perché ritenuto assolutamente senza fondamento scientifico e una minaccia per il sano sviluppo affettivo del bambino, che vive, piangendo senza trovare la risposta pronta dei genitori, l’angoscia dell’abbandono.

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Quando dire basta

In ogni caso, c’è un limite di tempo che i genitori devono fissare per cui è “concesso” dormire nel lettone. Deve essere un limite condiviso da entrambi. Non ci sono regole da seguire, in linea di massima sono i primi tre anni di vita il tempo per abituarsi ad acquisire ritmi regolari di sonno. Oltre il terzo anno è bene intervenire per dare delle regole che aiutino il bambino ad acquisire serenità, equilibrio e quell’autonomia fondamentale per la costruzione di una personalità sicura e con una visione positiva del sè.

Come aiutare il bambino a dormire da solo

Quello del sonno deve essere un rito. I bambini si sentono sicuri se sanno cosa sta per accadere, e l’unico modo per offrire loro questa sicurezza è scandire il tempo con delle routines. La routine del sonno si ripeterà sempre uguale, tutte le sere. È possibile per esempio svolgere sempre le stesse operazioni, come il mettersi il pigiama, lavarsi i denti, leggere insieme una storia. Il bambino si farà cullare e proteggere da questi gesti che si ripetono ogni sera prima del sonno, abituandosi all’idea che sta per arrivare il momento della nanna, e vivendolo via via in maniera sempre più serena. Accompagnare il momento dell’addormentamento con una musica rilassante di sottofondo, regalare al bambino un peluche da abbracciare durante la notte, creare un’atmosfera di quiete con l’utilizzo di una luce soffusa, sono strategie da poter utilizzare per conciliare il sonno.

C’è sempre una storia che fa per noi

Ninna nanna
Favola della buonanotte

Per i bambini che vivono in maniera particolarmente angosciante il momento dell’addormentamento e del riposo notturno, è sempre bene parlare dell’argomento, per rielaborarlo, aiutare il bambino a dare un nome alle emozioni che prova in merito, a dare voce alla sua paura e in questo modo esorcizzarla. Lo strumento che consiglio a questo scopo è ancora una volta il libro. È molto utile per il bambino ascoltare storie di altri bambini/personaggi che vivono situazioni simili alla sua, in cui può identificarsi, sentendosi così non più solo, capito e avendo un esempio cui ispirarsi per risolvere la situazione critica che sta affrontando. C’è sempre una storia che ci può venire in aiuto.

Il filo di Arianna

Una rubrica che si pone come obiettivo quello di fornire suggerimenti, confronti, riferimenti teorici e spunti che, come il filo donato nel mito a Teseo, possano essere d’aiuto a chi si trova ad attraversare il meraviglioso labirinto dell’educare. Ecco il quinto appuntamento con la nostra educatrice Roberta Ciocca.

 

Roberta Ciocca, nata a Treviglio il 9 Febbraio 1986, diplomata presso il Liceo Classico dell’Istituto Salesiano Don Bosco di Treviglio, dottoressa in Scienze dell’Educazione presso l’Università degli Studi di Bergamo. Dal 2008 lavora come educatrice di Asilo Nido a Treviglio. Nel 2011 riceve diversi riconoscimenti letterari con un racconto ed un romanzo inediti.