Esattamente dieci anni fa, nel luglio 2009, Felice Gimondi si trovava come spesso capitava a Treviglio, nello stabilimento della frazione Battaglie in cui ha ancora oggi sede la mitica azienda di biciclette.  In una lunga intervista al Giornale di Treviglio, che ripubblicheremo sul numero in edicola di venerdì 23 agosto, il gigante di Sedrina raccontava col suo immancabile sorriso passato, presente e futuro del ciclismo italiano. Rivelando anche un progetto che sebbene rimasto allora sulla carta, potrebbe essere oggi rimesso in calendario. Portare il Tour del France a Bergamo. Una proposta tutt’altro che peregrina allora: i contatti tra il Campione e gli organizzatori furono intensi e positivi. E ora? Il consigliere segretario di Regione Lombardia Giovanni Malanchini ha già fatto sua la partita: “Un impegno morale almeno provarci”.

Il sogno di Gimondi: portare il Tour a Bergamo

La sfida, Gimondi lo sapeva, non era di quelle facili: fare arrivare la carovana gialla lungo il Sentierone. “Ci stiamo lavorando”  spiegava nel 2009 in una lunga intervista al nostro Giuseppe Pozzi. Aveva persino anticipato che già per l’edizione del 2010 o per quella successiva del Tour, qualche risposta positiva, da parte dagli organizzatori della corsa francese, era arrivata. La storia volle però che le promesse rimasero  lettera morta.

Il suo “pallino” fu destinato a non realizzarsi ma il progetto  era già quasi definito. Pronto, ci permettiamo di suggerire, per essere ripreso in mano oggi. Per onorare la memoria di quello che senza dubbio è stato uno dei più grandi campioni dello sport bergamasco in assoluto. 

“In una delle prossime edizioni è in programma un arrivo a Lugano – spiegava allora Gimondi  – E la città elvetica non dista molto. Si potrebbe pensare a una tappa che da Lugano arrivi a Bergamo toccando il lago di Como e salendo al Ghisallo, mitica asperità del ciclismo, dove ha sede un importante museo dedicato a questo sport straordinario. Da Bergamo, poi, attraverso lo scalo di Orio, si può facilmente tornare in Francia, magari facendo coincidere il trasferimento con una giornata di riposo. Oppure si può anche pensare a un trasferimento più breve, a Novi Ligure, per una tappa successiva che arrivi a Pinerolo. Quando  ho incontrato gli organizzatori del Tour e ho proposto loro l’idea – ricordava ancora – mi hanno subito dichiarato che sono stati onorati di aver avuto questa richiesta da un vincitore del Tour”.

Il Tour de France fuori dalla Francia

Non sarebbe la prima volta che il Tour varca i confini dell’Esagono, anzi. Nella storia moderna, le partenze oltre i confini francesi sono state quasi la norma per gli organizzatori della “Grande Boucle”.

Leggi anche:  Tamponamento sulla Soncinese, traffico in tilt

In Italia si sono registrati passaggi e arrivi di tappa già a partire dal 1948, in un contesto di riconciliazione post-bellica. Dal 1949 il Tour arrivò anche a Saint Sebastien, in Spagna. La prima partenza di tappa dall’estero fu invece nel 1954 da Amsterdam. Dieci anni più tardi il Tour arrivò a Friburgo, in Germania, per poi concedere ai vicini tedeschi anche una partenza di tappa, da Colonia. Negli anni successivi poi toccò al Belgio e all’Olanda, al Regno Unito e all’Irlanda.  Nel 2021 si prevede addirittura un passaggio in Danimarca, da Copenhagen. L’Italia (con Andorra) resta però l’unico paese finora ad aver visto “passare” il Tour sul proprio territorio senza mai aver ospitato una partenza di tappa.

E chissà che in una delle prossime edizioni, prima di tornare in Francia e concludersi come ogni anno con la passerella degli Champs Elisée parigini, il Tour possa davvero assaggiare i “bolognini” di Bergamo. A tifare i nostri, da qualche parte, di sicuro, ci sarebbe anche Felice Gimondi.

Giovanni Malanchini: “Sarà mio impegno morale provarci”

Malanchini
Giovanni Malanchini

“Raccolgo questa proposta bellissima: sarà mio l’impegno morale almeno di provare, a tutti i livelli, a realizzare questo suo sogno”. Così il consigliere segretario di Regione Lombardia Giovanni Malanchini, ex sindaco di Spirano, sulla proposta. “Del resto Felice Gimondi era un grande sportivo, un campione internazionale ma soprattutto un grande bergamasco, legatissimo alla sua terra, e che faceva proprio con il legame con la sua provincia uno dei suoi punti di forza. Lo ricordo ad esempio quando presenziava a “Tra borghi e castelli”, la manifestazione ciclistica che ormai da qualche anno viene organizzata qui nella Bassa bergamasca. Non mancava mai”.

Leggi anche:

E’ morto Felice Gimondi: il mito e la carriera 

Il mio Felice Gimondi, un campione di umiltà e saggezza

Nella foto in alto: Felice Gimondi strappa a Eddy Merckx il Giro di Lombardia nel 1966, a Como 

TORNA ALLA HOME