Questa notte arriva Santa Lucia… ma anche la neve. Sarà una notte davvero magica per i bambini (e non solo) della Bassa e del Cremasco. Santa Lucia, quest’anno, ha fatto una doppia magia e oltre a portare doni e dolci è riuscita anche a far cadere i primi fiocchi di neve. Anche per domani, venerdì 13 dicembre 2019, infatti, è prevista una precipitazione nevosa che toccherà anche la pianura.

Ma chi è Santa Lucia?

Ma chi è Santa Lucia, la discreta e austera eroina del 13 dicembre, che ancora oggi scalza Babbo Natale dall’Olimpo dei miti invernali di migliaia di bambini bergamaschi e cremaschi?

La tradizione dei regali di Santa Lucia sarebbe nata negli anni Trenta. A Treviglio e nella Bassa occidentale è vissuta come una sorta di “anticipo” sui regali natalizi, quelli “veri” e importanti. Ma in buona parte della Bergamasca così come in diverse province del Nord Italia, è tutt’oggi lei la vera “portatrice di doni”, e sorpassa con nonchalance non solo il commercialissimo Babbo Natale ma anche, quanto a regali, il più importante Gesù Bambino, sebbene teologicamente più importante. Figuriamoci la Befana, che un po’ ovunque nel Nord Italia è giusto l’occasione per un ultimo “pensierino” prima della fine delle feste, il più delle volte fatto di dolci e caramelle.

Attenti: non la si può guardare

La tradizione come spesso accade varia di paese in paese, e di famiglia in famiglia. In genere, i bimbi scrivono una lettera alla Santa, elencando i regali che vorrebbero ricevere, dichiarando di meritarseli, essendo stati bravi ed obbedienti durante l’anno. Ognuno poi ha il suo rituale familiare per la vigilia del 13 dicembre. Era uso, ad esempio, che i ragazzi più grandi percorressero le strade suonando un campanello, richiamando i piccoli al loro dovere di andare subito a letto, ad evitare che la Santa li vedesse li accecasse, gettando cenere nei loro occhi. C’è infatti un tassativo divieto: Santa Lucia non la si può guardare in viso, pena la rinuncia ai doni.

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La tradizione del cibo

La sera del 12 poi, insieme alla lettera, si lascia poi sulla porta di casa del cibo. Qualcuno offre arance e mandarini, oppure biscotti e vino rosso, oppure acqua, pane e fieno, per l’asinello che trasporta i doni. Nessun passaggio dal camino, nessun appariscente vestito rosso, niente slitte volanti. La Santa è discreta e silenziosa, persino austera. Annunciata soltanto dallo scampanellio degli asinelli, arriva ammantata di bianco e di luce. Così che il mattino del 13 dicembre, al loro risveglio, i bimbi possano trovare i doni richiesti. Tutti, o qualcuno soltanto a seconda di come si sono comportanti durante l’anno. Un lampante esempio di meritocrazia, insomma, che l’imperscrutabile Santa applica con un giudizio senza appello e senza troppe spiegazioni, com’è giusto che sia.

Un dettaglio del polittico di San Martino, di Zenale e Butinone, capolavoro trevigliese dell’arte italiana. Santa Lucia è nel quadro a sinistra

Ma chi fu in realtà

La tradizione del culto della Santa vergine e martire Lucia è però molto più antica. Vissuta a Siracusa, Lucia sarebbe morta martire sotto la persecuzione di Diocleziano (intorno all’anno 304). Gli atti del suo martirio raccontano di torture atroci inflittele dal prefetto Pascasio, che non voleva piegarsi ai segni straordinari che attraverso di lei Dio stava mostrando. Proprio nelle catacombe di Siracusa, le più estese al mondo dopo quelle di Roma, è stata ritrovata un’epigrafe marmorea del IV secolo che è la testimonianza più antica del culto di Lucia. Una devozione diffusasi molto rapidamente: già nel 384 sant’Orso le dedicava una chiesa a Ravenna, papa Onorio I poco dopo un’altra a Roma. E’ considerata per tradizione, la patrona della vista e di tutti coloro che ne soffrono.Di lei esiste anche un apprezzato affresco a Treviglio, all’interno della Basilica. E compare anche nel celeberrimo Polittico di San Martino, riconoscibile per gli occhi riportati su un fuso.

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