Roghi e rifiuti in Lombardia, Bergamo al secondo posto

Bergamo al secondo posto per infrazioni dopo Brescia, al primo, invece, per il numero di denunce.

Roghi e rifiuti in Lombardia, Bergamo al secondo posto
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Roghi e rifiuti in Lombardia, Bergamo al secondo posto per infrazioni dopo Brescia, al primo, invece, per il numero di denunce. Sono i dati emersi dal primo monitoraggio sulla situazione regionale presentato in Commissione Antimafia.

Roghi e rifiuti in Lombardia

La mappatura parziale degli incendi di rifiuti dal 2015 al 2018

Dal 2014 al 2017 gli incendi appiccati a impianti di gestione e trattamento rifiuti nelle regioni del Nord, con 124 casi, sono stati il 45,5% del totale nazionale, il doppio rispetto ai 62 registrati nelle regioni meridionali dove il numero degli impianti è però notevolmente inferiore. In Lombardia sono state 31 le località interessate da fatti dolosi, anche ripetuti.

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Informata la Commissione Antimafia

l dati sono contenuti nel Rapporto di ricerca su incendi e traffico di rifiuti elaborato dal Centro di Ricerca CROSS dell’Università degli Studi di Milano illustrato in Commissione speciale Antimafia, presieduta da Monica Forte (M5S), che ha avviato un’indagine conoscitiva sul problema. In Commissione è stata Federica Cabras, ricercatrice di CROSS, a illustrare le dimensioni del fenomeno delle illegalità legate al ciclo dei rifiuti. In Lombardia, nel 2017 sono state 399 le infrazioni accertate (il 5,5% sul totale nazionale), 451 le denunce, 21 gli arresti e 268 i sequestri.

A livello provinciale, guida la classifica Brescia con 61 infrazioni, 58 denunce, 5 arresti e 34 sequestri, seguita da Bergamo (44 infrazioni, 59 denunce, 3 sequestri) e Como (41 infrazioni, 37 denunce e 10 sequestri). Milano è al 5° posto con 21 infrazioni, 29 denunce e 3 sequestri. Chiude la classifica Monza e Brianza con 6 infrazioni, 5 denunce e 5 sequestri.

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Necessario un ulteriore monitoraggio

“E’ il panorama di una situazione – ha commentato la Presidente Forte – che rende necessario un approfondimento visto che ancora non si hanno gli esiti delle inchieste giudiziarie. Sicuramente i dati evidenziati da questa ricerca rendono necessario un ulteriore monitoraggio, su cui la Commissione Antimafia lavorerà nei prossimi sei mesi”.

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La gestione mafiosa del ciclo dei rifiuti

Cabras ha inoltre illustrato le quattro fasi del modello di gestione mafiosa del ciclo dei rifiuti: dall’acquisto (o affitto) per impiego abusivo di un terreno, alla fase di escavazione, necessaria per creare i presupposti per l’interramento dei rifiuti di varia origine alla costruzione di edifici (sui terreni utilizzati per lo smaltimento con il materiale inerte prodotto con gli stessi rifiuti) a cui può seguire, a volte, una denuncia formale e la richiesta di bonifica da parte degli stessi clan mafiosi che hanno precedentemente interrato e smaltito illegalmente sostanze di varia natura. Altro aspetto evidenziato, le responsabilità da parte degli imprenditori del settore e il sorgere di una criminalità, non necessariamente di derivazione mafiosa o ‘ndranghetista, ma autonoma e specializzata nel trattamento illecito dei rifiuti.

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